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The given day
RecensioneInglese

The given day

Siamo a Boston nel 1919, a conclusione della prima guerra mondiale. I protagonisti del romanzo sono Danny, un poliziotto appartenente ad una famiglia bianca tradizionale, il cui capo famiglia è un importante ufficiale del dipartimento di polizia, e Luther, un uomo di colore, che potrebbe essere un formidabile giocatore di baseball, ma, perché negro, deve rassegnarsi ad umili lavori. Si tratta, quindi, di una società americana molto stratificata, nella quale sono chiari i rapporti tra le classi sociali e tra le diverse etnie. Entrambi i due protagonisti si sentono a disagio in questo contesto sociale così rigido. Danny vive nel quartiere italiano ed è interessato dai sommovimenti sociali ed ideali che caratterizzano gli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale. Dapprima si tratta di una semplice curiosità, ma presto si trova sempre più coinvolto. Viene inviato come spia in gruppi di anarchici e bolscevichi, per scoprire che essi chiedono solo una società più giusta.. Nel frattempo partecipa alle riunioni dei poliziotti che richiedono un salario più equo e condizioni di lavoro meno pesanti. Ne diviene ben presto il leader. A sua volta Luther è costretto a fuggire dalla sua città, dove lascia una moglie e un figlio, perché ha ucciso dei delinquenti. Viene a Boston e lavora presso la famiglia del padre di Danny: viene ricattato da un poliziotto cattivo, lo vuole coinvolgere nella costruzione di prove in grado di incolpare di attività sovversive la comunità negra. Come si può vedere da questa breve sintesi, la storia è particolarmente complessa ed è ricca di colpi di scena, come nei migliori thriller americani. Essa si conclude in modo drammatico con lo sciopero dei poliziotti di Boston del 1919, che lascia la città per due giorni in balia di criminali, piccoli delinquenti e sovversivi. Danny ne uscirà sconfitto, in quanto come capo dei poliziotti in sciopero viene accusato di avere spinto i propri colleghi ad abbandonare il servizio ( in realtà sono stati gli intrighi dei politici a lasciare abbandonata la città). Allʼinizio del romanzo Danny pensa che questo mondo è dominato da persone come suo padre ( gerarchico, autoritario, per quale tutti devono stare al proprio posto) ma ha capito che questo non è un mondo vero e giusto. > - Ti dirò, Luther, è stato un anno terribile-. Luther pensò indietro al suo proprio anno e ciò lo fece ridere, ridere veramente.- Che cosa-, disse Danny, Luther gli diede la mano:- tu ed io insieme- Che cosa pensi di fare, rispose Danny, quando ogni cosa che hai fatto nella tua vita si rivela una maledetta bugia? Costruire una nuova vita. Immagino rispose Luther. Lʼelemento più interessante del libro è che un tema sociale, quale il grande sciopero di Boston del 1919 e la nascita del movimento sindacale americano, venga trattata nella forma del thriller, rendendo avvincente e veloce la narrazione. Come tutti i thriller americani, alla fine si rivela prolisso, ridondante e anche confuso. Molti degli spunti si perdono nella montagna di pagine e lo stile, colloquiale e tipicamente americano, non aiuta la tenuta del ritmo, in quanto più adatto a narrare colpi di scena che ad approfondire i caratteri e le situazioni. Tutto rimane troppo in sospeso. Perché leggerlo? È interessante il contesto per noi europei che non conosciamo la storia americana.

Dennis LehaneHarperCollins
The Good Earth
RecensioneInglese

The Good Earth

Il libro è la sagra di una famiglia contadina cinese, che da una situazione di estrema povertà diviene estremamente ricca a seguito della scoperta di un tesoro di gioielli, investiti tutti nell’acquisto della terra. Il protagonista è Wang Lung, un povero contadino, che sposa la serva di una grande e potente famiglia. La sposa, O-lan, è una donna brutta, taciturna ma tenace e forte lavoratrice. Costituisce la vera fortuna del contadino, sia per le sue capacità di lavoro che per la sua saggezza e buon senso. Costretti a lasciare la terra a seguito di una grave carestia, la coppia si trasferisce in città, dove vive una vita di stenti. Durante una sommossa, O-lan, forte della sua esperienza di serva, scopre il nascondiglio di un tesoro di gioielli e li dà al marito, tranne due perle, che tiene con sé. Inizia la fortuna di Wang Lang, che tradisce la moglie prendendosi una nuova sposa e relegando la donna a una posizione subalterna. La malattia e la morte di O-lan fanno capire al marito l’importanza della moglie, di cui sente profondamente la mancanza. Il libro si chiude tristemente con la decisione dei figli di vendere la terra, chiudendo un ciclo familiare, che aveva fatto della terra un solido punto di riferimento. Il soggetto del libro è la terra e quindi l’aspirazione di qualsiasi contadino di possedere più terra possibile. Un altro protagonista è O-lan, che rappresenta il ruolo tradizionale della donna, la sua funzione sociale e familiare. Ed è proprio l’esame di questo personaggio, che non esprime mai una vera rivolta contro il marito a dimostrare la visione conservatrice dell’autrice, la sua incapacità a leggere in modo realistico e crudo le vicende della donna nel mondo cinese né ad esprimere un percorso di emancipazione, che eppure era possibile individuare, anche se, probabilmente, con forzature rispetto alla realtà. Nello stesso modo, gli altri personaggi, femminili e maschili, si muovono all’interno dei canoni sociali, ad eccezione di uno dei figli che preferisce la strada della rivoluzione a una tranquilla vita di possidente. Non esiste una aspirazione al cambiamento e tutto viene ricondotto ad un fatalismo «buonista». Le pagine più intense del libro sono quelle iniziali (Wang Lang che va a prendersi la futura sposa presso la potente famiglia) e la descrizione della vita in città, con il contrasto tra il mondo urbano e quello contadino, con l’impatto delle prime rivoluzioni sociali e la presenza degli stranieri. In seguito il racconto diviene compassionevole e sommerso da un pietismo, spesso stucchevole. Se nell’avvio sembra esserci la volontà di fornire un quadro, anche crudo e realistico, della vita cinese della campagna (con assonanze, anche lievi, con Terra di Zola), poi tutto si perde in un approccio giustificativo, che pone l’ambiente cinese sullo sfondo. Il ritmo del libro si mantiene sempre efficace, permettendo una lettura veloce e leggera, la lingua è molto ricca all’inizio, con l’uso di vocaboli propri della vita contadina, per poi rarefarsi in un inglese sempre meno personale e colloquiale. La lingua accentua il percorso verso una narrazione sempre meno pregnante e viva.

S. Pearl BuckJohn Day