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The God of Small Things
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The God of Small Things

Il racconto si sviluppa attorno a una famiglia indiana di religione greco-siriana e si svolge in una dimensione, in qualche modo, atemporale. Il punto di partenza e anche di arrivo è la morte di una bambina, Sophie Mol, giunta in India con la madre per conoscere il padre e che annega nel fiume in una gita in barca con i cugini, i gemelli Rahel e Estha. Questo episodio costituisce lo spartiacque tra un ambiente di serenità e la devastazione della famiglia, in particolare la separazione dei due gemelli. Il legame, quasi simbiotico, tra Rahel ed Estha è uno dei temi del libro, in realtà più apparente che effettivo. Infatti tutti i personaggi non sono approfonditi e analizzati ma restano in superficie, talvolta anche in una forma quasi esasperata e caricaturale. I protagonisti del libro sono «le cose», l’ambiente che circonda i personaggi, in particolare il fiume. L’ultimo capitolo del libro è intitolato «il costo di vivere»: l’angoscia e la precarietà che possono essere sostenute solo dall’attaccamento alle piccole cose: > persino più tardi, durante le tredici notti che seguirono questa, istintivamente si attaccarono alle piccole cose. Le grandi cose sempre si celavano all’interno. Essi sapevano che non c’era un luogo per loro dove andare. Non avevano niente. Nessun futuro. Così si attaccavano alle piccole cose . Il fiume, la flora, gli insetti, gli uccelli, una barca, una casa abbandonata sono le piccole cose alle quali attaccarsi e che cambiano forma e colore secondo il proprio umore. In questo senso le piccole cose non rispecchiano l’animo umano, i suoi sentimenti e le sue sensazioni, ma vivono di vita propria in una dimensione che è estranea alla cultura occidentale, perché figlia della disperazione. > Era esasperato perché non sapeva che cosa significasse questo sguardo. Egli lo interpretava come qualche cosa tra l’indifferenza e la disperazione. Non sapeva che in alcuni posti, come il paese da cui proveniva Rahel, vari tipi di disperazione competono per il primato. E che la personale disperazione non poteva essere disperata a sufficienza. Che qualche cosa capitava quando l’inquietudine personale veniva a trovarsi presso l’altare ai bordi della strada della vasta, violenta, crescente, spingente, insana, irrealizzabile, pubblica irrequietudine di una nazione. Che il Grande Dio ululava come un vento caldo, e domandava obbedienza. Allora il Piccolo Dio (intimo e contenuto, privato e limitato) veniva fuori cauterizzato, ridendo in modo intontito della sua temerarietà. Abituato dalla conferma della propria irrilevanza, diveniva flessibile e realmente indifferente . Lo stile e il ritmo narrativo oscillano tra due angoli estremi: un procedere lento, e talvolta confuso, con una scrittura ricca, in certi momenti analoga a quella di Rushdie (senza mai raggiungere il barocco quasi dannunziano di questo autore); accelerazioni e una struttura della frase più concisa (soprattutto nelle conversazioni) quasi a dare l’idea di una fretta della scrittrice di recuperare il tempo speso nelle pagine precedenti. È uno stile voluto? È difficile dirlo ma senza dubbio dà l’impressione di una frammentarietà e di una dispersione, che appesantisce il libro e lo rende meno comprensibile, almeno a una prima lettura. Splendidi sono senza dubbio le descrizioni della natura, soprattutto per l’attenzione alle sue componenti viventi, gli insetti e gli uccelli.

Roy ArundhatiFlamingo Pubs
The Great Gatsby
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The Great Gatsby

Accingendomi a leggere questo romanzo la mente è corsa subito ad un altro grande libro: «Reading Lolita in Tehran» di Nafisi Azar. La scrittrice immagina che il «Grande Gatsby» venga sottoposto a processo; è accusato di essere lʼespressione emblematica della società borghese, di un mondo vacuo e amorale, nel quale ciò che conta è realizzare sé stessi. Nel corso dellʼimmaginario dibattimento si capisce come il tema del romanzo di Fitzgerald sia ben altro: parla del fallimento di un sogno. Scrive Nafisi: > sogni.... sono perfetti, ideali, completi in se stessi. Come puoi imporli ad una realtà costantemente in cambiamento, imperfetta ed incompleta. (...) Gatsby voleva realizzare un sogno ripercorrendo il passato, e alla fine scoprì che il passato era morto, il presente una vergogna e non cʼera futuro. Ciò non era simile alla nostra rivoluzione, che si era imposta in nome del nostro passato collettivo e aveva distrutto le nostre vite nel nome di un sogno? Sono considerazioni che ci porterebbero lontano; è meglio affidarsi al racconto. Nella rampante società newyorchese degli anniʼ 20 compare misteriosamente un giovane: apparentemente ricco, vive in una splendida villa dove offre ricevimenti magnificenti e affollati, la sua conversazione e i suoi modi sono squisiti e formali, tanto che si pensa che abbia studiato ad Oxford. Chi è? Da dove viene? Qualʼè la fonte di tanto denaro? Su di lui si diffondono le voci più disparate, le più fantasiose, tutte intrise di un sospettoso fascino per il suo passato. Solo il giovane Nick, il narratore delle vicende del grande Gatsby, si affeziona allʼuomo, perché > era uno straordinario dono per la speranza, una prontezza per lʼamore, che non avevo mai trovato in nessunʼaltra persona e probabilmente non troverò mai . Alla conoscenza di Gatsby si arriva con calma, durante un party, che per il complesso degli elementi che lo compongono (ritmo narrativo, dialoghi, situazioni, personaggi) ricorda il volume «I Guermantes» del capolavoro di Proust, «Alla ricerca del tempo perduto»; ma quando dʼimprovviso incontriamo Gatsby, allʼistante svanisce la generale mediocrità. > Sorrise con comprensione. (...) Era uno di quei rari sorrisi che hanno la qualità di eterna rassicurazione. (...) Si confrontava, o sembrava farlo, con lʼintero mondo eterno per un istante, e poi si concentrava su di te con una benevolenza irresistibile nei tuoi confronti. Ti capiva come tu volevi essere compreso, credeva in te come tu avresti voluto credere in te stesso. Non è che il vero tema del romanzo sia una grande amicizia, quella tra Nick e Gatsby? Lentamente la storia si dipana. Gatsby ha avuto una relazione dʼamore con Daisy; lʼha lasciata per andare a combattere nella grande guerra, ed anche perché era povero e sapeva di non poter ambire ad una giovane ricca. È tornato dopo cinque anni, deciso a ritrovare il vecchio amore; è convinto di poterla conquistare di nuovo, anche perché ormai ha i soldi per farlo. > Non cʼè quantità di fuoco o di ghiaccio che può sfidare ciò che un uomo ha tenuto nascosto nei misteri del proprio cuore . Le parole di Nick, filtrate dallʼaffetto e dallʼimmaginazione, ci conducono allʼincontro tra Gatsby e Daisy. > Egli sapeva che quando avesse baciato questa ragazza, e per sempre avesse legato le sue incrollabili visioni al respiro caduco di Daisy, lʼ anima non avrebbe mai più vacillato come la mente di Dio. Così aspettò, (...) poi la baciò. Al tocco delle sue labbra ella fremette per lui come un fiore e lʼunione fu completa. (...) Ricordavo qualcosa, un ritmo elusivo, un frammento di bisbigli, che udii da qualche parte tanto tempo fa. Per un momento una frase cercò di prendere forma e le mie labbra si divisero come quelle di un muto, come se in loro non ci fosse più forza di quella di uno spaventato sospiro dʼaria. Ma non fecero nessun suono, e ciò che quasi ricordo era incomunicabile per sempre . Tanto amore romantico non può avere un lieto fine! Daisy è una ragazza superficiale; dopo aver visitato il vasto guardaroba di Gatsby, comincia a piangere a dirotto: > ci sono camicie così splendide, (...) non ne ho mai viste di così belle prima . Gatsby deve pagare > un alto prezzo per aver vissuto troppo a lungo con un singolo sogno . Viene ucciso nel suo giardino: > un nuovo mondo, materiale senza essere reale, dove poveri fantasmi, respirando sogni come aria, si muovevano senza scopo intorno... come quelle bianche, fantastiche figure che scivolavano verso di lui attraverso alberi senza forma . Per comprendere il grande Gatsby bisogna partire dal narratore. Nei suoi «anni più vulnerabili» il giovane Nick ricevette dal padre questo consiglio: > ogni qual volta ti senti di criticare qualcuno, ricordati che non tutti hanno avuto i vantaggi che tu hai avuto . Nick interpretò questa indicazione nel senso di evitare di dare giudizi, di essere solo uno spettatore; ed è invece un giovane passionale, alla ricerca di un ideale; e dunque il grande Gatsby è la personificazione del sogno di un ragazzo, riservato nel carattere, immaginifico nel cuore. Con il grande Gatsby si eleva dalla mediocrità, si impegna fino in fondo in un legame con qualcuno e con qualcosa. Il grande Gatsby è un mito, è il futuro, è ciò che vorremmo essere. Se il grande Gatsby è frutto dellʼimmaginazione di Nick, è giusto che la narrazione non sia una cronaca, ma si appoggi ad una scrittura evanescente, irreale, evocativa. La trama è banale, i dialoghi sono eleganti ma spesso scontati, i personaggi sono stereotipi, funzionali solo a mettere in risalto Gatsby. Ed allora perché tanto fascino? A rapirci nella lettura, a condurci nei misteri del nostro cuore, a farci sognare, sono lo stile narrativo, le parole, la costruzione delle frasi: un capolavoro letterario. Perché leggerlo? Splendido!