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David Copperfield
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David Copperfield

Il romanzo narra la vita di David Copperfield, che dopo un’infanzia felice con la madre e una nutrice, viene perseguitato dal patrigno. Viene mandato in una scuola severa e autoritaria e, alla morte della madre, è costretto a lavorare in fabbrica ancora bambino. Viene quindi accolto da una zia, che gli fornisce benessere, educazione e i mezzi per un apprendistato presso uno studio di notai. Via via il giovane David diventa un uomo, lavorando duramente, sposandosi e affermandosi gradualmente come scrittore. Alla morte della moglie compie un lungo viaggio, che gli permette di comprendere il suo amore per un’amica di infanzia (Agnese), che sposa al suo ritorno in Inghilterra. Il romanzo è ricco di personaggi e di situazioni (grottesche, melodrammatiche, emblematiche della società del tempo e della diffusa ingiustizia sociale, rappresentative di una morale severa e ipocrita) così che le vicende di David si intrecciano con altre storie, tutte a lieto fine, ma che spesso appesantiscono il romanzo rendendolo prolisso, dispersivo e frammentario. Emergono più le singole pagine che la trama complessiva, mentre l’accentuazione dei caratteri, nel bene e nel male, va a scapito dello spessore e della profondità nella descrizione dei sentimenti e delle peculiarità dei personaggi. In realtà tutto ruota interno a David e alla sua rappresentazione della realtà; l’affollamento degli altri protagonisti e gli ambienti stessi rappresentano «un rumore di fondo» o una cornice all’interno della quale si sviluppa l’immaginazione dell’autore e del principale protagonista. David Copperfield è stato definito un romanzo autobiografico, ma ciò è vero solo in parte. Di fatto è il romanzo della nostalgia dell’infanzia e del ritorno a un paradiso, costituito appunto dal sereno ambiente materno e dalla figura di Agnese, sempre amata e ricercata proprio per la sua tranquillità e solidità. Prevale una realtà letta da una melanconica immaginazione: tutte le vicende sono viste con gli occhi di un bambino, che narra unʼInghilterra irreale in quanto abbellita (pur nelle sue sofferenze e ingiustizie) dalla visione fiduciosa e idealizzata tipica dell’infanzia. Da questo punto di vista è emblematico, e particolarmente suggestivo, come l’autore identifichi lʼideale luogo di accoglienza: è una barca, all’interno della quale ci si sente sicuri anche se fuori crescono le onde e sale il vento, in quanto assicura un equilibrio di sentimenti e una pace che vengono distrutti dall’ingresso del tradimento e della passione tipiche dell’età adulta e, metaforicamente, da una tempesta che uccide il traditore e il tradito. Lo stile è molto ricco di vocaboli e caratterizzato da una struttura della frase che spesso è difficile da seguire. L’uso frequente di forme dialettali accresce la difficoltà di lettura.

Charles DickensBradbury & Evans
Dreams in a time of war
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Dreams in a time of war

Thiongʼo è uno scrittore keniano e in questo libro narra la sua giovinezza nel Kenya degli anniʼ50, dilaniato dalla spietata repressione inglese. Non è un testo politico o storico, anche se numerosi sono i riferimenti a personaggi e fatti della storia del paese africano. > A dispetto delle mie dissolte speranze, gli eventi, anche lʼarrivo dei battaglioni inglesi, erano largamente astratti, capitando in una terra nebbiosa, lontana come una storia in un distante ambiente, che si alterna tra sogni ed incubi . Ed infatti, tra fatti drammatici e sconvolgimenti sociali, il giovane Thionʼgo persegue un ostinato desiderio di istruzione e di educazione, che lo porta da un destino apparentemente segnato di contadino a quello di scrittore. È questo il senso profondo del libro: é possibile conservare vivi i sogni persino in tempi di guerra. Thionʼgo nasce in una tipica famiglia Kikuyu. Il padre è un piccolo possidente con quattro mogli e molti figli. La descrizione di questa comunità, con tanti fratelli e sorelle, è la parte più bella del libro. Lʼautore ci dà una rappresentazione viva, affettuosa, ricca di ricordi, piena di nostalgia. È una infanzia felice con un caposaldo, la madre, la quale vuole che il figlio «cerchi sempre il meglio quale che siano le difficoltà e gli ostacoli». Ed è sentendo le storie e i canti contadini, che il bambino «inizia ad ascoltare la musica nelle parole», la magia della scelta, degli arrangiamenti, della cadenza, di tutto ciò che fa sì che un racconto sia così bello e viva così a lungo nella memoria. Thionʼgo si innamora delle parole, scritte e raccontate, e da quel momento il suo destino è deciso. Le vicende familiari e nazionali segnano profondamente lʼadolescenza del ragazzo: la madre viene ripudiata dal padre, la grande famiglia si disgrega, la repressione inglese porta morte, ingiustizie, distruzioni. Lo stesso percorso dellʼistruzione è accidentato, perché le scuole devono spesso chiudere o allinearsi ai dettami inglesi, che non vogliono una crescita culturale della popolazione. Malgrado tutto, il ragazzo si appropria dellʼinglese, anche se deve studiarlo in uno stupido manuale che descrive il viaggio di due ragazzini di Oxford alla scoperta di Londra. Sa tutto della capitale inglese e poco o nulla del proprio paese! Divora i grandi romanzi della letteratura inglese e mondiale, impara a memoria lʼIsola del Tesoro ed è proprio per merito di questa passione per il grande romanzo di Stevenson che supera brillantemente lʼesame per la scuola superiore. Viene ammesso in uno dei migliori istituti scolastici del Kenya. Lʼintera comunità partecipa al successo del ragazzo, anche contribuendo collettivamente a pagare la retta scolastica e a dotare del necessario corredo il giovane Thionʼgo. Infatti, tutti sanno bene che > nei nostri tempi, lʼeducazione e lʼistruzione sono la strada per migliorare gli uomini e le donne . Il racconto si sviluppa in modo discontinuo. La descrizione dellʼinfanzia, della grande famiglia paterna, così come alcune annotazioni sullʼambiente scolastico sono vivaci e coinvolgenti. Lʼautore le ha vive nella sua memoria e gli piace ritornare ad esse. Quando passa a raccontare le vicende del paese, la lotta dʼindipendenza, la repressione inglese, anche quando narra episodi drammatici nei quali si è trovato coinvolto, la prosa diviene fredda, resoconto di uno storico, cronaca di uno spettatore. La narrazione si appesantisce, perde di vitalità e il lettore viene confuso da avvenimenti e personaggi, molto lontani dalle sue conoscenze. Né, dʼaltra parte, si ricava un quadro delle vicende che hanno portato allʼindipendenza, perché tutto resta frammentario, poco delineato, come se lo stesso autore non fosse in grado di ricostruire la storia del suo paese. Lʼinglese è scolastico, elegante e preciso, ma, almeno apparentemente,non concede nulla, nelle parole e nelle costruzioni sintattiche, alla lingua madre dellʼautore. Ed anche questo contribuisce ad una impressione generale di sterilità e di astrattezza. Perché leggerlo? La prima parte del libro dà uno spaccato molto interessante ed intrigante della società Kikuyu.

wa Thiong'o NgugiHarvill Secker