L'Abyssin
Il romanzo è ambientato a fine ‘600 all’epoca di Luigi XIV e narra le vicende di un francese, Poncet, il quale visita l’Abissinia a seguito di una spedizione, voluta dai gesuiti, che aveva la finalità di riprendere i contatti con questo impero dopo l’espulsione dei preti cattolici cinquanta anni prima. Il protagonista è un giovane avventuroso, che si presta a questa iniziativa per amore della figlia del console francese de Il Cairo. Si trova in tal modo all’interno di una serie di intrighi tra diversi ordini religiosi (i cappuccini contro i gesuiti) e differenti correnti cortigiane della corte del re di Francia. La storia ha ovviamente un lieto fine, i due innamorati riescono a sposarsi dopo numerose avventure. Si tratta di una via di mezzo tra i Tre Moschettieri (il grande romanzo francese) e le storie di Maalouf, ma manca totalmente l’ambientazione storica, il ritmo avventuroso e l’analisi dei personaggi. Per esempio la trasformazione della giovane figlia del console da devota ragazza ad avventuriera si sviluppa in modo piatto rivelandosi di fatto inverosimile.
L'affaire Saint Fiacre
Maigret ritorna nel paese nel quale è cresciuto, in quanto è morta una vecchia contessa e sospetta che sia stata uccisa. Esistono tutti i protagonisti di una possibile vicenda torbida: il giovane amante della contessa, il figlio che fa la bella vita, un giovane parroco, che forse conosce più di quanto dice e così via. Nasce il ritratto di un ambiente di provincia, tratteggiato in realtà in modo superficiale e poco interessante. Anche i personaggi ne escono piatti senza una reale analisi delle motivazioni che sono alla base delle azioni e dei fatti. L’aspetto poliziesco è quasi inesistente e Maigret sembra una comparsa più che un commissario di polizia in grado di gestire e dirigere le indagini. Probabilmente sono sfortunato, in quanto non riesco a leggere un libro di Simenon che mi piaccia.
Leon l'Africain
Il romanzo è ambientato tra il 1400 e il 1500, narra le vicende di Hassan al-Wazzan, detto Leone l’Africano. Costretto a lasciare Granada dopo la conquista dei castigliani, il protagonista conduce una vita avventurosa: prima a Fès nell’Africa settentrionale, poi al Cairo e quindi a Roma; compie inoltre numerosi viaggi e conosce personaggi e ambienti molto differenti tra loro. Come tutti i romanzi dell’autore, la narrazione delle vicende e la descrizione delle civiltà del mediterraneo sono l’occasione per affrontare il tema delle diversità religiose e culturali e per immaginare una società nella quale sia possibile la convivenza e lo scambio di popoli e di tradizioni. Emerge inoltre un quadro della società musulmana estremamente più tollerante e aperto rispetto a quello tipico delle nazioni cristiane. Predomina un sentimento di nostalgia per un contesto storico e sociale, quale quello delle società mediterranee prima del ‘500, che è stato distrutto dal fanatismo dei regni cristiani, in particolare di quello nascente costituito dalla Spagna, nonché dagli obiettivi di predominio dell’impero turco, anch’esso in fase emergente. Sotto il profilo della narrazione, il romanzo è molto bello nella prima parte (la vita di Granada e di Fès) per poi perdersi in una accelerazione delle vicende che contribuisce alla caduta del ritmo e dello stile. In particolare, la quarta parte, ambientata a Roma e in Italia in generale, appare frettolosa: non vengono approfonditi sufficientemente i comportamenti del personaggio, che risultano singolari e superficiali: l’accettazione della vita romana e della stessa religione cattolica avrebbe dovuto essere meglio esplorata e analizzata.
Le Locataire
Elie Nagéar è un giovane cosmopolita che è cresciuto e vissuto a lungo in molti paesi, in particolare in Turchia. Nel suo viaggio verso lʼEuropa conosce Sylvie, con la quale ha una relazione. La ragazza lavora in un locale notturno e in poco tempo i due disperdono i pochi soldi che possiedono. Preso dalla disperazione, in un viaggio in treno da Bruxelles a Parigi, Elie rapina e uccide un ricco frequentatore del locale notturno. Per nasconderlo, Sylvie lo manda presso la madre che gestisce una pensione. La vita della padrona di casa, di Antoinette, lʼaltra figlia, degli inquilini ruota intorno la cucina, dove si intrecciano le relazioni e dove Elie diviene ben presto il centro dellʼattenzione con le sue storie incredibili della sua vita e dei paesi nei quali è vissuto: > come un preludio di unʼorchestra, si sentiva nascere ed intensificare il rumore delle forchette, dei piatti e dei bicchieri, quando si sentiva una voce, era quella di Elie... Egli non mentiva ma aveva lʼimpressione di mentire. Cercava nella sua memoria qualche cosa da raccontare ancora, qualche cosa di consolante e di fluido come una canzone napoletana . Si viene a creare in tal modo unʼatmosfera surreale, che rompe la mediocre e monotona vita della casa. Tutti gli abitanti della pensione sono affascinati dal nuovo inquilino al punto che, quando si viene ormai a sapere che è lʼassassino, non lo denunciano ma anzi in qualche modo lo nascondono sperando in una sua fuga. Anche quando Elie, ormai catturato e condannato, viene imbarcato, con gli altri deportati, sulla nave che lo condurrà ai lavori forzati, sul molo a salutarlo ci sarà la padrona di casa, piena di nostalgia per un giovanotto che per un pò di tempo ha portato novità alla sua mediocre vita borghese. Lʼambiente è la piccola borghesia belga. Il racconto si sviluppa lentamente, attento ai dettagli della vita di una pensione, dove gli inquilini arrivano a mala pena alla fine del mese e dove, paradossalmente, tutta lʼattenzione è al decoro,al rispetto del buon nome: il marito della padrona di casa è un capo treno delle ferrovie belghe!! Ma allora come mai tutti si lasciano avvincere dalle storie del nuovo inquilino? Come mai non lo denunciano? Forse perché, sembra dirci Simenon, a tutti noi sta stretta la piattezza della vita di tutti i giorni. Perché non leggerlo? Si legge molto bene per merito dello stile, conciso ed efficace. Ma il ritmo narrativo è troppo lento per rendere avvincente la lettura.


