La patria delle visioni celesti

finito di leggere il: 14 gennaio 2013

Editore

Edizioni e/o

Anno

2007

Pagine

262

Lingua di Lettura

Italiano

Gradimento Medio

La patria delle visioni celesti

Il libro raccoglie 12 racconti, ambientati nel deserto libico:

in quella distesa desolata, impenetrabile, in cui aleggiavano spiriti e misteriosi enigmi

.
Il passato è dʼobbligo, perché il mondo originario del deserto è ormai scomparso, distrutto dal colonialismo crudele degli italiani, dalla dominante siccità e dalle guerre.Le storie sono differenti come contenuti e stili, ma emerge un comune percorso, storico ed umano, della fine della civiltà dei beduini e quindi di una perdita per lʼumanità.
Il racconto, che dà il titolo alla raccolta, è senza dubbio il più affascinante ed anche il più misterioso.
Padre e figlio avanzano nel deserto:

da quando si erano messi in viaggio il deserto aveva continuato a dilatarsi e ingrandirsi....
generava alla fine un orizzonte spietato, che a sua volta, percorso un ennesimo tratto, ne originava un altro...
e in quel limbo che si allungava tra la distesa di sabbia e lʼorizzonte tremolava il miraggio

.
A che cosa mirava un cammino che sembrava «eterno»? Il padre ha prelevato il figlio, ancora bambino, dallʼoasi.
Lo ha fatto perché vuole che il ragazzo sia un «uomo del deserto», perché «chiunque impugni una zappa e ferisca la terra è un schiavo», mentre

il nomade ha per coperta il cielo disseminato di stelle, il suo cuscino è lo spazio aperto, vaga come le gazzelle e non si inginocchia davanti a nessun luogo

.
Il viaggio sembrerebbe la narrazione dellʼiniziazione, ma il padre sta cercando qualche cosa: la sua patria, il ritorno alla dimora dei nomadi del deserto.
Ma alla fine del racconto scopriamo, con sorpresa, che questa patria è la terra definitiva dellʼoblio: la morte.

Non rimpiangere il viaggio di passaggio che hai dovuto compiere, perché rimanere nella memoria dellʼarcano è meglio che scivolare nel deserto del ricordo

.
Saranno i racconti successivi a farci capire le ragioni di una scelta così drastica.
Pian piano, lʼautore ci conduce alla guerra, narrandoci le vicende terribili, e che noi italiani abbiamo rimosso, della conquista della Libia da parte dellʼesercito fascista e della resistenza eroica e disperata dei libici.
Non cʼè acredine, è una cronaca, capace, tuttavia, di darci il senso della distruzione di un popolo.
Dove va, ormai, il beduino? «Lʼuomo che si è assuefatto alla guerra non può più farne a meno».

Non è corretto dire che il soggetto dei racconti sia il deserto, anche se precisa, quasi naturalistica, risulta la descrizione dellʼambiente, degli animali, dei frutti e delle piante.
In realtà il vero tema è la nostalgia.

Tutti noi amiamo lʼorizzonte e piangiamo di nostalgia, vagheggiando ciò che si nasconde al di là del deserto

.
Ma allora il tema è universale, perché «anche tu come me hai nostalgia dellʼignoto?»

La scrittura è estremamente ricca e versatile, passando da uno stile elegiaco e poetico ad uno realista e freddo.
Da questo punto di vista il racconto più compiuto è «il voto della vergine».
La vita delle giovani del deserto viene descritta con tratti sociologici.
Le due ragazze che portano le greggi al pascolo parlano di amori e di sogni, dello sposo promesso, come le ragazze di tutte le epoche e di tutte le civiltà.
Il sole, lʼarsura e il calore sono così intensi da fare impazzire anche i capretti, rendendoli ribelli ed aggressivi.
Una delle due ragazze non vive nellʼattesa del cavaliere del deserto che la prenda in sposa: lei sogna lʼacqua, essa è il suo vero innamorato.
E quando arriva improvvisa, si getta nella corrente del torrente in piena e si lascia trascinare:

cominciò a spogliarsi...
si inginocchiò e lui la strinse tra le braccia.
Si avventò sul suo corpo nudo di vergine e lo sommerse delicatamente.
Scivolò libera insieme con la corrente....
in fuga verso lʼignoto insieme alla sua bella innamorata

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Perché leggerlo? Non si devono cercare la trama, il ritmo narrativo e gli approfondimenti sociali e psicologici.
È la narrazione della fine di una civiltà e implicitamente è un atto di accusa.

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