Il porto dei sogni incrociati
Secondo il Buddhismo la sofferenza nasce dal fatto che ci si oppone al fluire della vita e ci si attacca a forme illusoriamente permanenti, siano esse cose, eventi, persone o idee.
Ed invece lʼuomo è come un volo di un uccello o il passaggio di un pesce nellʼacqua, che non lasciano traccia di sé; è come andare in barca a vela, facendosi guidare dai venti.
E chi meglio di un marinaio personifica questa condizione di transitorietà? Siamo in un pub di una città irlandese, dove si ritrovano quattro persone; non si conoscono ma tutte vivono in una città portuale e hanno incrociato il capitano di una nave mercantile: Marcel.
Rosa Moreno ha il sorriso di Ingrid Bergman, rischia di passare tutta la vita nello stesso bar di un piccolo porto della costa atlantica della Spagna: ed allora
tutto le appariva nero, come se non valesse la pena di vivere
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Una notte trascorsa con Marcel le ha regalato sogni di libertà, possibilità di una nuova vita, ma anche unʼeredità tangibile, un bambino.
Madame Le Grand è una vedova ancora piacente, trascorre la vita ad archiviare le storie di tutti i marinai che transitano nella sua città portuale,
per provvedere a che tutte le persone che incontrava lasciassero una traccia dietro di sé, invece di sparire nel nulla, come se non fossero mai esistite
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Invita a cena Marcel con la sua ciurma e rimane affascinata di un uomo al quale
non gli importava di sapere cosa cʼè dopo, (...) massimo desiderio: nessuno perché rende infelici
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Peter Sympson è un gioielliere, al quale Marcel affida per la vendita una pietra preziosa di grande valore, ed insieme pure gli dice il senso profondo della sua vita:
il suo hobby sono le pietre preziose.
Il mio sono le conoscenze passeggere e i loro sogni della vita.
Jacob Nielsen è un informatico, vive nel mondo di internet, talvolta è colto dallʼirrequietezza, è poi sufficiente
una folata di vento dal mare per spazzar via il suo desiderio di altrove
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Incontra Marcel, è conquistato dallʼidea di una rete di «porti incrociati», della quale il capitano occasionalmente conosciuto potesse essere il fulcro inconsapevole.
E se in quel modo fossero riusciti a dimostrare che il mondo non è un caos impenetrabile, un gorgo di anonimi esseri umani che annegano e si perdono nella loro stessa profusione e diversità?
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Rosa Moreno, Madame Le Grand, Peter Sympson e Jacob Nielsen sono lì, casualmente nello stesso pub, per rivedere lʼuomo, che li ha tolti dalla monotona esistenza quotidiana e li ha proiettati in una incertezza piena di speranza.
Tutti e quattro si illudono.
Per Marcel
legarsi ad altri esseri umani sarebbe stato come correre un pericolo mortale.
Perché chi meglio di lui poteva sapere che tutti i legami di quel genere possono essere spezzati? Essere solo e libero di danzare era diventato il suo destino da questo lato della fossa
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Marcel fugge con la sua barca a vela, anche dopo che viene a sapere che Rosa porta in grembo suo figlio.
Strano è il cuore del marinaio: spera, ha paura, si spinge più vicino e vira al largo della costa, infine raddobba la vela lacerata, e volge la prua spaccata verso lʼoceano, inverte la rotta sconsolato
( Robert Louis Stevenson, Underwoods da Poesie, Oscar Classici Mondadori 1997).
La bella citazione di Stevenson non è appropriata.
Il grande scrittore inglese si riferisce alla vita del marinaio, al suo desiderio irrefrenabile di solitudine.
Larsson non parla di questo: il mare lontano, romanticamente descritto, resta ai margini; né si parla veramente dei personaggi.
Anche quando veniamo a sapere dellʼ infanzia di Marcel, nella quale il capitano ha sofferto la perdita di tutti i suoi parenti, ci rendiamo conto che non sia questa terribile ferita del passato a spingerlo continuamente alla fuga.
Pure gli altri personaggi hanno sofferto; nondimeno cercano disperatamente qualcosa di solido, certezze e relazioni alle quali ancorarsi e per le quali vivere.
Il romanzo è una narrazione filosofica.
Il vero tema è la contraddizione tra permanenza e transitorietà: la non permanenza non è una condizione instabile da cui liberarsi, è la modalità della realtà, è il segno che non lascia testimonianza, è la «vacuità» come dato essenziale dellʼessere umano.
Che nostalgia per la scrittura della «La vera storia del pirata Long John Silver».
Tanto in quello splendido romanzo lo stile narrativo è vivace e suggestivo, quanto qui l ʼesposizione è piatta, prosaica, fredda.
Le vicende scorrono senza slancio, sviluppate in modo burocratico e ripetitivo.
Perché non leggerlo? Scontato, piatto e prosaico.
