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Stefano Simoncelli


Poesie

Vieni da vedere da "Terza copia del gelo" 2014

*Vieni a vedere!* m’invita gridando dall’altra riva qualcuno mimetizzato nelle ombre dei portici tra la vecchia tabaccheria dell’Ivonne e il portone di Arfelli. Non so cosa ci sia che non abbia già visto, ma mi avvicino entrando nella nebbia che è venuta su dal canale. Da ogni parte crepe provocate dalle inondazioni e calcinacci. Ci troviamo al limite estremo degli annaspamenti. Più avanti si annega. Circa a metà rami galleggianti e detriti. *Sprofonda tutto* provoca quella voce *non è questo che volevi?*. > Un tempo forse, accecato dall’ira, ma adesso, adesso… balbetto cercando al tatto segni di più remote e resistenze incrostazioni sui muri intirizziti di una casa ormai in rovina da cui arrivano d’improvviso squilli intermittenti. *Non è più qui* incalza inesorabile quel qualcuno interpretando i miei sguardi e in che direzione. > Ma là dentro suona il telefono, non senti? gli urlo e vorrei stanarlo dalla nebbia, strattonarlo… *Lascia che suoni* risponde invisibile e deciso *lascia che suoni…*. Commento del 25 luglio 2025 L’ambiente è una casa sul canale, ormai in rovina per le inondazioni, l’umidità e l’usura del tempo. Una voce invita il poeta ad avvicinarsi per vedere le rovine. In fondo non era quello che voleva? Non sappiamo di chi fosse quella vecchia dimora, di un antico nemico, di un parente, forse il padre? O è tutto una metafora, lo sfacelo dell’animo umano? Il poeta non è più sicuro di essere contento che la casa sia in rovina; poi uno squillo “intermittente”, suona un telefono, c’è qualcuno là dentro. La voce, “invisibile e decisa” lo invita a lasciar suonare. E’ meglio non inoltrarsi nell’animo umano. La peculiarità stilistica del componimento risiede nella struttura dialogica, all’interno di un paesaggio naturalisticamente descritto, che richiama senza dubbio Cesenatico o comunque l’ambiente di un paese sul canale. L’incipit, particolarmente incisivo con quel imperioso “Vieni a vedere”, introduce il personaggio misterioso, “mimetizzato nelle ombre dei portici”. La seconda stanza descrive l’ambiente con pennellate sicure, che riflettono un’esperienza vissuta. La terza stanza si apre con un dialogo concitato per l’ evolversi del ricordo, che emerge sotto straccia con alcuni aggettivi espressivi: “più remote e resistenti incrostazioni”, come se il poeta cercasse qualcosa del suo passato. Poi, d’improvviso si sente il suono del telefono: è qui la svolta narrativa dell’intero componimento; c’è una reazione nel poeta, fino a quel momento rassegnato e passivo. E’ un tentativo di rivolta, di voler sapere, subito represso dalla voce misteriosa.