Il sentiero si è fatto stretto da "Poesie Inedite" 2017
Il sentiero si è fatto stretto, non più di uno per volta ci può passare; sulla tua destra mentre sali, pochi bassi abeti, dalla scorza precaria, marrone, come il prato sterile sotto; sulla sinistra la pendenza è segnata da massi e ghiaioni che avvicinano lo strapiombare. C’è leggerezza a sentirsi salire portati dai piedi, e mentre senti gli scarponi sgranare la ghiaia e far rotolare le pietre dietro i talloni, rotoli di gioia anche tu e la gioia non ti porta da nessuna parte ma il fiato c’è ancora e gli alberi non ci sono più restano le pietre, pulite, bianche di sole e il sentiero che sale e, in cima piega a una svolta e non c’è modo di vedere cosa c’è al di là perché tu sei in basso e la salita in alto; ma quello che vedi oltre l’orlo del tracciato è un vuoto di colore, che lontano si fa giallino e più lontano ancora un infinito tutto e una gioia senza direzione. Cassacco settembre 2017 Commento del 25 novembre 2024 La descrizione realistica di una salita in montagna si sviluppa tra la sensazione di gioia che nasce proprio dalla fatica, e lo spaesamento tipico di non vedere dove sarà il punto di arrivo: contrastanti emozioni che possono percepire solo chi conosce e ama la montagna, e non la conquista dell’alta vetta. Leggendo la poesia quanti ricordi vengono alla mente! Ci si potrebbe limitare a un bel racconto di un’ ascensione, quando, nell’ultima stanza, dopo un semplice punto e virgola, si capisce che il racconto è una metafora; là lontano, dopo una “svolta”, c’è il vuoto, c’è il termine della vita, c’è la Morte; ed allora il traguardo è un misto di mancanza di colore, di contemplazione dell’infinito e di una gioia che può nascere solo da noi stessi, non dall’esterno. Il Paradiso di Dante, il grande viaggio verso la contemplazione di Dio, l’infinito di Leopardi, la perdita dell’uomo nel nulla, e la Terra Promessa di Ungaretti, il disperato tentativo di un vecchio sofferente di riposarsi nell’Utopia, tutti questi sono possibili riferimenti della poesia, con una rilevante differenza: la salita non è solo una metafora, frutto della fantasia, ma è un vissuto. La bravura stilistica di Cappello sta nell’avere diffuso nel racconto flebili ma chiari segnali della metafora: “il sentiero si è fatto stretto… pochi abeti bassi, dalla scorza precaria…massi e ghiaioni che avvicinano lo strapiombare” e così via. La poesia è articolata in tre stanze. La prima, delimitata da un punto di netta separazione, è una descrizione di una salita, solo con lievi echi della metafora: essa termina con un’immagine di Morte con quel “strapiombare”. La seconda stanza apre alle emozioni interiori di spaesamento e non è un caso che termina con un semplice punto e virgola, a indicare il legame con l’ultima e decisiva stanza, in cui il tutto si chiarisce. In particolare nella seconda stanza, la mancanza di punteggiatura (si pensi al lungo periodare tra “rotoli di gioia” e “il sentiero che sale”) richiede al lettore di trovare le sospensioni e quindi di interpretare i versi, dando opportunità di perdersi nelle proprie emozioni. Predomina un ritmo lento, quasi solenne; ci si muove tra assonanze e costruzioni poetiche raffinate: si pensi a quel e, tra “e il sentiero che sale… in cima piega a una svolta…”: spartiacque stilistico e narrativo fondamentale.