Il padre che mi parlava da "Donna del Gioco" 1987
Il padre che mi parlava era un ragazzo dal largo sorriso e aveva gli occhi che hanno già imparato rifugio lui ristoro mio pensante che riempie la mia sorte. Non ti ho tradito ma non ti sogno più e se mi sogno mi sogno col tuo viso: sul tuo torace mi ergo nella tua mano mi fido con te la folla si spalanca. Sii maledetto tu che sai fare e non sai fare sono un bambino ignavo che non si vuole alzare. Commento del 26 maggio 2019 Splendida poesia e quanto affetto verso il padre! Il componimento si apre con una nota d’ ottimismo: il largo sorriso del padre evoca rifugio e ristoro, tanto da riempire tutta la vita del poeta. Eppure la figura del padre si è ormai allontanata; bisogna andare avanti con le proprie forze, anche se solo con lui si riesce ad affrontare il mondo. E’ una dipendenza psicologica che spinge il poeta a gridare contro il padre e a evocare quando, bambino, voleva restare a letto, protetto dall’affetto dei genitori. Nella sua semplicità, la poesia ha dei passaggi difficili da leggere, come nel terzo verso, per esempio, il gioco di parole: “rifugio lui ristoro mio pensante”. Che significa? Forse il padre ha già imparato come dare rifugio al figlio: e quindi la rottura della frase deve avvenire tra “rifugio” e “lui ristoro”. Sotto il profilo stilistico è veramente una poesia innovativa. Come ha scritto Enrico Testa il percorso narrativo di Cucchi può essere sintetizzato nella “ricerca di un’identità o immagine di sé, inseguita nel rapporto con un’altra faticosamente rielaborata a distanza”. Nella raccolta Il Disperso del 1976 la figura cercata, lo scomparso, non si trova, anche perché chi lo cerca, si muove in “un elenco privo di nessi”, che rende lui stesso insussistente. Nella raccolta Le meraviglie dell’acqua del 1980 tutto è evanescente, richiamando a Luzi. Qui finalmente il poeta dà un volto e un nome: il padre. E allora capiamo che il “disperso” era il padre: figura che il figlio non può trovare perché vuole restare bambino, perché è “ignavo”, perché è il poeta che vuole sparire, dissolversi in un mondo incomprensibile, forse solo un’illusione, e per questo senza ancoraggi materiali e spirituali.