Luna Park da Transito con catene 1977
Gira gira la ruota fantasma della banlieue, è torbido il tuo aprile, Ménilmontant, se a raffiche serrate batte la pioggia contro i devastati glicini dei cortili. La stagione volge felpata con passi di lupo. Ruota ruota il fantasma stillante della banlieue, è pura nebbia il fiato dei cavalli di legno. Sulle groppe, portati senza pausa e senza meta, come la luna danzeremo in circolo intorno a un perno, un astro, un firmamento. E come i lupi, aprile disperato, ci nutriremo in eterno di vento. Commento del 2 novembre 2025 La vita è come la giostra di un Luna Park, in cui, sulle groppe dei cavallini di legno, si gira intorno al perno centrale, “senza pausa e senza meta”. Questa metafora, di per sé banale, è resa intensa dal contesto, urbano e spirituale. Innanzitutto l’ambiente è Parigi in aprile, quando la pioggia batte “contro i devastati glicini dei cortili” e il fiato dei cavalli di legno è la nebbia della primavera parigina. Poi, c’è il ricorso alla figura retorica dell’anafora (“gira gira”, “ruota ruota”) per dare inizio alle due stanze in cui è articolato il componimento: la prima che parla dell’aprile parigino, la seconda che si focalizza sulla giostra. L’anafora si lega, pero, alla ripetizione della parola “fantasma”, che dà quel senso di evanescenza che caratterizza la poesia. Infine, il riferimento al lupo, intrusione strana in un ambiente urbano, ma che introduce efficacemente la lotta della vita: siamo costretti in eterno di nutrirci, (combattere) “di vento”, ossia del nulla. Con uno stile leggero e tradizionale, con la predominanza della vocale “o” per evocare il tormento dell’anima, Spaziani entra in profondità negli elementi costitutivi della vita: un ricircolo continuo intorno a un’idea, un amore, un’ancora di salvezza, e nel contempo una lotta perenne per sopravvivere tra animali feroci. Si noti il nome del quartiere, quasi il perno centrale del componimento, il perno intorno a cui gira la vita.