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Giorgio Orelli

Giorgio Orelli è stato uno scrittore, poeta e traduttore svizzero, di lingua italiana.

Poesie

Sinopie da "Sinopie" 1977

Ce n’è uno, si chiama, credo, Marzio, ogni due o tre anni mi ferma che passo adagio, in bicicletta, dal marciapiede mi chiede se Dante era sposato e come si chiamava sua moglie. “Gemma”, dico, “Gemma Donati”. “Ah sì, sì Gemma”, fa lui, con suo sorriso, “grazie, mi scusi”. Un altro, più vecchio, che incontro più spesso, son sempre io a salutarlo per primo, e penso, forse si ricorda d’avermi aiutato, una notte di pioggia e di vento ch’ero uscito per medicine, a rimettermi in sesto con suoi ferri (a quell’ora!) una ruota straziata dall’ombrello. Un terzo, quasi centenario, sordo, per solito se appena mi vede grida:”Uheilà, giovinotto”, e dal gesto si capisce che mi darebbe, se potesse, una pacca paterna sulla spalla, ma talora si limita a sorridermi, o, ad un tratto, eccitato esclama: “ Ha visto! La camelia è sempre la prima a fiorire”, o altro, secondo la stagione. D’altri pure vorrei parlare, che sono già tutti sinopie (senza le belle beffe dei peschi dei meli) traversate da crepe secolari. Commento del 23 ottobre 2020 “Sono già tutti sinopie (…) traversate da crepe secolari”. Stiamo scomparendo come abbozzi di disegni che svaniscono o come vecchi alberi morenti. Il poeta introduce il tema dello svanimento nel nulla con alcuni ritratti di personaggi sfuggenti: Marzio che pone ogni tanto la stessa domanda, l’altro che lo aiutò un giorno a riparare la ruota della bicicletta e neppure si ricorda di averlo fatto, il vecchio centenario che non se la sente di abbracciarlo ed esclama, “eccitato” che le stagioni ritornano come sempre e lui è ancora vivo. Sono quadretti di una malinconia desolata poiché siamo tutti, loro e noi più giovani, destinati a scomparire. E forse solo qualcuno che ci ha incontrato fuggevolmente si ricorderà di noi, per un po’. Potrebbe essere una poesia crepuscolare, alla Guido Gozzano; l’andamento discorsivo, non melodico, contribuisce a darci il senso dell’inevitabilità, della ripetitività e del desiderio estremo di sopravvivere comunque, anche se “senza le belle beffe dei peschi dei meli”: chiaro riferimento a tanta stucchevole poesia italiana.