Stars da "Historiae" 2018
Voleva essere una di quelle madri che a carosello pubblicizzavano il brodo star con un sorriso. Forse per questo a un tratto si è smarrita in un tunnel da televisione. Sono restati i vestiti, la scorza dell’eleganza, il parrucchiere a casa. Sotto, è iniziata la putrefazione. Era questo il dolore che voleva vedessimo e che nessuno vedeva. Solo a me di tanto in tanto arrivava il suo odore per folate. Se aprivo la finestra protestava, l’aria non doveva disperdere la pena e la pena non andava condivisa. Se mi sdraiavo vicino per prenderle la mano si scostava. Da morta – come insegna un sito funebre francese – le ho ricomposto il viso infilando molto cotone nella gola: ha funzionato, a un tratto era di nuovo giovane, la madre che sarebbe stata. Anche io allora sono diventata figlia e l’ho baciata. Commento del 17 febbraio 2024 “Anche io allora sono diventata figlia e l’ho baciata”. Immaginiamo un rapporto tra una figlia e una madre che si è sviluppato nel tempo in una crescente incomunicabilità, in una barriera affettiva. Alla fine della vita, nella lunga decadenza che precede la morte, la madre si richiude nella solitudine, davanti alla televisione, dietro “la scorza dell’eleganza”. Forse, vorrebbe chiedere aiuto, mostrare la propria fragilità, ma non lo fa; quando la figlia le prendeva la mano “si scostava”. La madre non riusciva a uscire dal suo ruolo, che la voleva forte e solitaria, non poteva accettare di condividere il dolore perché ciò avrebbe significato abdicare alla funzione di genitrice. Solo quando è morta, è diventata “la madre che sarebbe stata”, ma è una madre immaginaria, tutto è ormai passato, non resta che la nostalgia per ciò che non è stato e poteva essere. E’ una poesia di grande intensità: i versi concisi, quasi delle affermazioni, caratterizzati da una prevalenza della punteggiatura; le parole semplici, proprie del linguaggio quotidiano ma proprio per questo capaci di imprimersi nell’animo, di richiamare il vissuto di ciascuno di noi; il ritmo non affidato alla rima tradizionale, a un approccio melodico fastidioso e stantio, e invece basato sulle parole stesse, che con la loro nuda successione creano un crescendo di emozioni sino allo stupefacente finale. E’ un mirabile esempio di poesia-prosa, abbandono di ogni metrica tradizionale. Le stazioni di questa sorta di Via Crucis sono ripercorse da una tipica mano femminile; solo una donna potrebbe esprimere la cura per un corpo in “putrefazione”, coglierne la pena e ricomporre il viso nella morte. E’ una strada di dolore, perché l’amore è in fondo rimembranza e tormento, come cantava Guido Cavalcanti.