Gradimento Medio-alto
ma non lo rileggerei

Acqua sporca

scritto da Uyangoda Nadeesha
  • Pubblicato nel 2025
  • Edito da Einaudi
  • 276 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 11 agosto 2026
<<Neela in Italia aveva un lavoro, una figlia, una casa -- in quest'ordine, ma senza che nessuna delle tre cose le appartenesse davvero. (...) Si era applicata con inesausta costanza per costruirsi un guscio nuovo, certe cose non si apprendono con gli occhi, ma con lo stomaco. Dietro quella colata di cerone, Neela si sentiva abitata da un sottomondo mostruoso che premeva per emergere e che sempre ricacciava indietro >>. Dopo tanti anni in Italia, dopo una vita di fatica, aveva un po' di soldi, che a Ceylon, il suo paese natale, le davano una solida posizione economica. Decide, allora, di tornare a casa. Questa scelta pare incomprensibile ai parenti di Ceylon, un Paese devastato dalla guerra civile, dalla repressione militare, dalla crescente povertà e dagli effetti del cambiamento climatico: Paese ben diverso da quello lasciato da Neela, ormai trasformato da modelli di consumo occidentali e da nuove credenze e costumi. Alla scrittrice non interessa il futuro di Neela, la cui vita pare determinata dal destino immutabile dell'emigrata. Il tema del romanzo è l'impatto di questa partenza su Ayesha, la figlia di Neela, "l'acqua sporca", perché ormai italianizzata, e nel contempo alla ricerca di un legame con il passato, il suo e della sua famiglia. Questi due lati esistenziali non sono affrontati in una scontata chiave sociologica, che ruoti intorno al tema dell'identità. Con grande abilità narrativa la scrittrice racconta in parallelo la storia della famiglia di Neela e quella di Ayesha; a differenza della madre, Ayesha non può tornare, diversamente dalle zie e dalle cugine, non può affidarsi ad antichi rimedi, alla saggezza di un mondo magico, ancora abitato da spiriti e pratiche buddiste, o affidarsi a ideologie anti colonialiste e rivoluzionarie. Dove sono le radici di un' "acqua sporca", che deve sopravvivere all'interno di una società post capitalista? Amante delle metafore, la scrittrice ricorre all'immagine di alberi tropicali, che crescono da semi <<che si insinuano nelle crepe delle cortecce di altri alberi, soffocando l'ospite con le proprie radici. (...) Il rapporto che intessevo con la mia vita altrove era così: un'esistenza che cresceva su un'altra come un parassita. Mentre una cercava di prendere il sopravvento, portandosi appresso le radici, esposte come carne viva, l'altra, quella sottostante, continuava a sopravvivere al limite del marciume. Mi sentivo una Persefone che divideva il suo tempo tra due mondi. Lei si era venduta per sei chicchi di melograno, per che cosa mi ero venduta io?>>.  

Sorge spesso il dubbio se Uyangoda stia parlando dell'Italia, usando Ceylon come Montesquieu scriveva della Francia immaginandosi una Persia che esisteva solo nelle sue "Lettere Persiane". La stessa impressione si trae leggendo Igiaba Scego, in particolare l'ultimo libro recensito in questo sito: "Cassandra a Mogadiscio". E' vero che la parte più affascinante del romanzo sono i capitoli dedicati a Ceylon, ma sempre l'autrice ci riporta con crudezza al dramma esistenziale e psicologico di Ayesha, una donna così vicina a noi, eppure tanto lontana perché è un "acqua sporca". Ed è proprio in questo "andare e tornare", tra un'isola vagheggiata e la nostra alienazione quotidiana, che risiede l'importanza del romanzo sotto il profilo dei contenuti.

 La struttura narrativa è ben costruita, con il ricorso all' io quando si parla di Ayesha, passando invece alla terza persona quando si raccontano le storie familiari: questo approccio crea una strana alternanza tra il soggettivismo, tipico del romanzo contemporaneo, e l'oggettivismo che deriva dal voler parlare del mondo e delle esistenze "universali". La scrittura è fluida ma densa, si percepisce un'impronta filosofica, in particolare in alcuni passaggi spesso ricchi di meditazioni e astrazioni. Tutto ciò accresce il fascino della lettura. La trama non può che essere fragile, visto che tutto è stato già detto dalle prime frasi del libro.

Perché leggerlo? romanzo difficile, ma affascinante.

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