Gradimento Medio
e non lo rileggerei

The Thing Around Your Neck

scritto da Adichie, Chimamanda Ngozi
  • Pubblicato nel 2009
  • Edito da Harper Collins e-books
  • Letto in Inglese
  • Finito di leggere il 11 febbraio 2012

Il libro è una raccolta di brevi storie, che si incentrano intorno alla solitudine della donna.
Nel racconto che dà il titolo al libro, la protagonista ha lasciato la Nigeria per andare a vivere negli Stati Uniti presso uno zio, che cerca di molestarla.
La ragazza abbandona la casa dei parenti e il suo sogno americano si infrange in un lavoro sotto pagato di cameriera.
Vorrebbe scrivere ai genitori, ma " non cʼè niente di cui scrivere ...
Nessuno sapeva dove tu fossi, perché non lo dissi a nessuno.Talvolta ti sentivi invisibile .....Di notte, qualche cosa si stringeva intorno al collo, qualche cosa che quasi ti soffocava prima di cadere addormentata".
La libertà della donna è possibile solo nella solitudine, in quanto in tal modo il destino non è determinato dallʼuomo, sia che sia marito, padre o fratello.
In Tomorrow is too far, ( un racconto che ricorda la Morrison di Beloved) la vicenda si sviluppa abilmente in unʼalternanza tra presente e passato.
La protagonista, ormai adulta, vive negli Stati Uniti.
Ritorna dopo molti anni in Nigeria, dove bambina aveva spinto il fratello a salire su un albero e poi gli aveva urlato che cʼera un serpente velenoso che lo poteva morsicare.
Il ragazzo, spaventato, era caduto uccidendosi.
Questo episodio condannerà la bambina al rimorso e allʼesclusione, ma era lʼunico modo, crudele e incosciente, per ribellarsi ai privilegi che la tradizione concedeva ai maschi: " tu sapevi che qualche cosa doveva capitare a Nonso ( il fratello) così che tu potessi sopravvivere".
La solitudine nasce anche dalla fuga da un paese violento, eppure amato: la Nigeria.
The American Embassy è la narrazione, tra la cronaca giornalistica e la sospensione psicologica, di una lunga attesa su " un marciapiede palpitante", dinanzi allʼAmbasciata americana per avere il visto di espatrio.
La protagonista, con il suo dolore " da qualche parte tra gli occhi", vuole abbandonare la Nigeria, perché la polizia nigeriana le ha ucciso il figlio, ancora bambino.
Quando si trova davanti al funzionario americano la donna capisce che non può abbandonare il suo paese, dove è sepolto il suo bambino: " voleva ritornare alla loro dimora ancestrale", ai fiori della sua terra, ai piatti cucinati con olio di palma e così " si voltò lentamente e prese la direzione dellʼuscita".
Lo sradicamento tra il legame con la propria terra e lʼespatrio negli Stati Uniti è presente in tutti i racconti, non dipende, tuttavia, da una libera scelta della donna ma dalla volontà del marito e della famiglia.

Il pregio principale dei racconti sono la struttura narrativa e la scrittura.
Lʼautrice usa con grande sapienza la seconda persona singolare ( il " tu") per mantenere la narrazione sospesa tra lʼautobiografia e la forma impersonale.
Ne deriva un senso di inevitabilità, quasi che le vicende non possono essere che così, non sono possibili soluzioni diverse, in quanto i fatti si sviluppano al di fuori della volontà e della possibilità dei protagonisti.
La vita è questa e non ci sono alternative.
La scrittura è elegante, semplice e misurata, senza indulgenze a neologismi o a lingue nazionali e locali.
Anzi, con malizia, la scrittrice evidenzia spesso il diverso impiego dei vocaboli, tra quelli tipicamente inglesi, che vorrebbero adoperare le protagoniste ( tutte appartenenti alla classe colta nigeriana) e gli usi americani, quasi che lʼestraniazione, la fuga e la solitudine trovino riscontro anche nellʼabbandono dei soliti modi dellʼinglese.
Il limite del libro sta proprio nella struttura narrativa dei racconti, che lʼautrice non riesce a chiudere, restando sempre incompiuti e sospesi.
Ne emerge una frammentazione, che rende difficile riannodare il filo narrativo e i suoi significati.

Perché leggerlo ? È una lettura piacevole e interessante.

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