Gradimento Medio
e non lo rileggerei

Le Confessioni d'un italiano

scritto da Nievo Ippolito
  • Pubblicato nel 1867
  • Edito da Le Monnier
  • 378 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 07 ottobre 2007

Carlino è il figlio naturale della contessina di Fratta e cresce presso gli zii, lasciato alla cura dei servi e considerato come un "parente di serie B".
Presso il castello di Fratta, vive anche la cugina, una bambina più piccola di Carlino, di nome Pisana.
Carlino si innamora sin da ragazzo della Pisana, una ragazza sempre più vivace e imprevedibile, che ha con Carlino un rapporto controverso: ne ricerca la protezione e l’affetto quando ne ha bisogno per poi ferirlo nei sentimenti frequentando altri ragazzi e trattandolo male.
Il romanzo (fine ‘700 metà ‘800) è la storia di questo amore, accompagnata dalla nostalgia di un’infanzia, povera e trascurata, ma felice e spensierata.
Le vicende politiche (la vecchia società feudale di provincia, la decadenza di Venezia, il periodo napoleonico, la restaurazione ecc.
) sono importanti ma di contorno a questo rapporto travagliato ma profondo che lega Carlino e la Pisana.
I due si mettono assieme e poi si lasciano per ritrovarsi infine in un continua lotta di sentimenti e di ruoli reciproci, che prescinde da tutti gli sconvolgimenti che li circondano e nei quali sono profondamente immersi.
Emergono due temi, tipicamente romantici ma di grande attualità:la nostalgia per l’infanzia: "eravamo felici senza fatica, felici senza saperlo.
..
per me gli è vero ci fu anche lo spiedo da girare; ma perdono anche allo spiedo, e vorrei volentieri girarlo ancora per riavere l’innocente felicità di una di quelle sere beate, fra le ginocchia di Martino, o accanto alla culla della Pisana".
Ma il ricordo dell’infanzia e delle persone si perde lentamente in una lunga vita: "ombre dilette e melanconiche delle persone che amai, voi vivete ancora in me.
..
la gioventù rimase viva nella mente dell’uomo; e il vecchio raccolse senza maledizione l’esperienza della virilità".
Domina quindi una diffusa tristezza, una rassegnazione che nasce dalla consapevolezza che tutto scompare come il grande amore: "perdonami di averti amato alla mia maniera, dice la Pisana in punto di morte, di aver sacrificato te a un mio ghiribizzo strano e inconcepibile, di non aver cercato nella tua vita altro che un occasione di appagare le mie strane fantasie!.
..
Tu non dovevi capirmi, tu dovevi odiarmi, e invece mi hai sopportato!".
Incomprensibilità dell’amore, dell’affetto che lega due persone e le spinge a volersi bene nonostante tutto.
E il romanzo si chiude proprio con un inno all’amore per la Pisana: "ti intravvedo azzurrina e compassionevole al raggio morente della luna (siamo in pieno romanticismo).
..
sperammo ed amammo insieme.
..
senza di te che sarei io mai?”.
Un altro tema del romanzo è costituito dal trapasso dalla società aristocratica a quella borghese, dalle speranze di unʼItalia libera e dalla crescente delusione di questo disegno.
Un altro tema è senza dubbio rappresentato dal pessimismo sull’animo degli italiani, sulla loro strutturale incapacità di essere un popolo libero ed "etico".
Si tratta, come già detto, di contorni, di contesti all’interno dei quali si sviluppano i veri filoni conduttori del romanzo.
Se è vero come dice Goffredo Bellonci che il romanzo non è solo il romanzo della Pisana, in quanto l’autore intende descrivere il percorso verso una crescente consapevolezza dell’individuo e di un popolo che trova in sé la forza della rinascita, è pur vero che la rete dei sentimenti è quella che dà modernità ed attualità al romanzo.
Il romanzo è molto lungo e prolisso.
Le prime duecento pagine (l’infanzia nel castello di Fratta) sono molto belle, veloci, fresche, briose e ironiche.
Si leggono tutte di un fiato.
Poi il romanzo assume un ritmo discontinuo, spesso lento e pesante, talvolta inutile.
Il lettore ci si perde e a fatica prosegue nella lettura.

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