Gradimento Medio-basso
e non lo rileggerei

Appartamento a Istanbul

scritto da Aykol Esmahan
  • Pubblicato nel 2004
  • Edito da Sellerio
  • 319 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 22 settembre 2011

La protagonista è una quarantenne tedesca, che vive in Turchia e gestisce una libreria specializzata in gialli.
Si descrive in questo modo: " ho il doppio mento, i capelli arancioni, un telefono cellulare (un modello vecchio, però) e una cerchia di amiche che fanno uso di anti depressivi.
Sono sempre nervosa, ma non so perché".
Triste e sconfortata a seguito di un litigio con il fidanzato, si mette alla ricerca di un appartamento da acquistare.
Tra quelli che le sono stati segnalati, cerca di visitarne uno, peraltro occupato abusivamente.
Nel tentativo di vederlo, la protagonista, che ha un carattere impulsivo e irascibile, si scontra con lʼinquilino, che rifiuta di farle prendere visione dei locali.
Vuole il caso che lʼinquilino venga ucciso: inizia una storia poliziesca, nella quale la protagonista, un pò perché sospettata e soprattutto perché le piace fare la detective, cerca di trovare lʼassassino.
Bisogna dire che come noir non è particolarmente avvincente, in particolare perché manca di colpi di scena e tutto appare un pò scontato.
Più interessante risulta il tratteggio di una donna che sta in bilico tra due società così differenti, quella tedesca ( dove " la gente è sempre di malumore, infelice e insoddisfatta") e quella turca, dove " gli interni delle case e i vetri delle finestre sono tirati a lucido, ma i balconi e le strade sono talmente sporchi da risultare sgradevoli a chiunque ci metta piede".
È chiaro che cosa vuole la protagonista, anche perché dove può vivere, se non in una città mediterranea, una donna che preferisce che nella sua vita entri " un nuovo appartamento invece di un altro uomo ?"

Il libro ha un innegabile pregio: offrire ad un eventuale turista un elenco dei quartieri più interessanti di Istanbul.
La figura della protagonista è descritta con tratti frettolosi e superficiali, quasi volutamente per non entrare in approfondimenti psicologici o sociologici.
La vita corre veloce e non cʼè tempo per capire perché si vive ad Istanbul invece che a Berlino, perché si preferisce vivere da soli, con il piacere di fare la detective, che avere un marito e le amicizie tipiche di una tedesca progressista di mezzʼetà, come avere " amiche ossigenate che abitassero in complessi residenziali con piscina, che si lamentassero dei mariti che russavano, che portassero ballerine argentate e votassero per i socialdemocratici".

Perché leggerlo ? La lettura è piacevole ma il racconto è evanescente e labile.
Il lavoro del traduttore deve costare molto poco per pubblicare in italiano un libro così scontato.

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