Tra i migliori che ho letto!
ma non lo rileggerei

A cena col commendatore

scritto da Soldati Mario
  • Pubblicato nel 1961
  • Edito da Mondadori
  • 263 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 08 ottobre 2012

Lʼautore immagina che un impresario di opera lirica, ormai in pensione, decida di mettersi a scrivere affinché si sappia chi fosse realmente: " curioso degli altrui travagli ...
marmoreo commendatore di unʼepoca ormai trascorsa".
Prima della sua dipartita, il commendatore sarebbe riuscito a comporre tre racconti, che riporterebbero episodi reali della sua vita.
Nella " Giacca Verde", lʼimpresario ha scritturato un brillante direttore dʼorchestra per lʼOtello di Verdi.
" un uomo di genio ( ma) così vano che si occupa costantemente dellʼimpressione, anzi dellʼeffetto che egli produce su chiunque lo accosti".
Durante le prove, tutto é proceduto bene sino allʼattacco dei timpani, quando, improvvisamente, il direttore ha chiesto di sospendere lʼesecuzione, portando a giustificazione un improvviso malore.
Lʼimpresario é riuscito, tuttavia, a farsi confessare le vere ragioni dellʼinterruzione ed anche della decisione del musicista di rompere il contratto.
Durante la seconda guerra mondiale, il direttore, giovane e non ancora famoso, si era rifugiato in un paese di montagna dellʼItalia Centrale, dove aveva fatto amicizia con il suonatore di timpani presente nellʼorchestra: " un ometto di mezzʼetà, modesto, tranquillo, dallo sguardo spento" , il quale, però, si era fatto conoscere come un noto maestro di musica, ricevendo la stima e lʼammirazione della gente del luogo.
Ebbene, il giovane direttore, ben più valente e affermato del povero orchestrale, non aveva svelato la sua vera identità, ma si era presentato come un umile impiegato di banca, Ma perché dissimulare ? " Spensieratamente, per curiosità, per vizio, avevo disceso il vago sentiero della burla ....
e vedendo quel piccolo uomo grassottello, dalla buffa giacca verde e dal passo balzellante, venirmi incontro nel refettorio, io avevo soprattutto guardato la giacca e non lʼuomo".
Ma non era solo la superficialità a portarlo al futile inganno, cʼera anche " un sottilissimo ed esasperato piacere, quello di non essere più io ", ma in tal modo aveva tradito lʼamicizia, il legame sincero tra due uomini che si erano trovati insieme in un momento difficile della propria vita.
E adesso il direttore, importante ma vanesio, preferisce fuggire piuttosto che affrontare il povero orchestrale, che resta, invece, saldo nel suo ruolo e nella sua dignità, modesto lavoratore della musica.
Nel secondo racconto, " Il padre degli orfani", lʼimpresario fa visita ad un collega, che aveva lasciato improvvisamente lʼattività, per gestire un orfanotrofio.
Quando gli chiede i motivi di una decisione così drastica, il collega gli racconta una storia commovente: aveva incontrato in treno un bambino malato, ne era rimasto impressionato, ma, per pigrizia o per i troppi impegni di lavoro, aveva indugiato a prestare aiuto e, quando si era deciso a farlo, aveva scoperto che il bambino era morto, in quanto la famiglia non era stato in grado di comprare i farmaci necessari.
Un bellissimo racconto, se non fosse che lʼimpresario casualmente scopre la vera storia: il collega aveva un legame omosessuale con un giovane, che aveva avuto un bambino da una ballerina.
Pur richiesto di dare un aiuto, il collega si era rifiutato e aveva, tra lʼaltro, allontanato da sè il giovane per timore che la sua irreprensibile vita borghese fosse sconvolta dallo scandalo.
" Si era pentito di tanti peccati, non del solo mortale che aveva commesso.
Aveva fatto mille sacrifici, non quellʼuno senza il quale tutti gli altri non avevano valore: il sacrificio, allʼamore, della propria vanità".
Lʼimpresario vorrebbe costringerlo a riconoscere la sua abbiezione, ma poi lo vince la ripugnanza di una scena isterica, la fatica di togliere ad un uomo la propria maschera.
Nel terzo racconto, " La finestra", lʼimpresario va a far visita ad una vecchia amica inglese, di cui è da sempre innamorato.
Spera di poter vivere insieme gli anni della vecchiaia, ma poi scopre che la donna ha sempre amato un filibustiere, un poco di buono, che lʼha abbandonata da molti anni.
Lʼimpresario riesce a dimostrare il vero carattere di questo bellimbusto, ma è inutile.
Anche dinanzi alle prove più evidenti, la donna conferma il proprio amore.
Per lʼimpresario è lo svelamento di un mito, di un sogno di tutta la vita: " se pensavo a Twinkle come lʼavevo lasciata ventʼanni addietro e poi sempre ricordata, schietta, arguta e di gusti così semplicemente nobili ....
non credevo, guardandomi intorno, ai miei occhi.
Eppure, la sua lunga solitudine, popolata dalle fantasie e dal rimorso, mi spiegava anche questa corruzione".

Con il suo stile semplice, elegante ed arguto, Soldati affronta i temi della complessità dellʼanimo umano, riconducendola a tutto ciò che in noi cʼè di ambiguo e di incerto.
La maschera, dietro la quale ci nascondiamo, non è un artificio, ma fa parte intrinsecamente della nostra coscienza.
I racconti sono compatti ed essenziali, sorretti da una abile e veloce struttura narrativa.
I protagonisti e gli ambienti sono disegnati con poche ed efficaci pennellate, attente ai particolari ( le mani, il modo di vestire, lʼarredamento), così da ricordare, con felice sorpresa, i romanzi dellʼottocento.

Perché leggerlo ? Sono racconti bellissimi, la scrittura è piacevole e fluida.

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