Così scrive Cesare Pavese in "La casa in collina" (recensito in questo sito), "si ha l'impressione che lo stesso destino che ha messo a terra quei corpi, tenga noi inchiodati a vederli, a riempircene gli occhi". E perché sono morti? "Io non saprei cosa rispondere.Non adesso almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e per loro la guerra è finita per davvero". Luzi pare condividere il giudizio di Pavese, peraltro in una prospettiva di religiosa speranza. "E' triste il nostro destino: convivere in uno stesso tempo e luogo/(...) Non potrai giudicare di questi anni vissuti a cuore duro/, mi dico, potranno altri in tempi diversi./Prega che la loro anima sia spoglia e la loro pietà sia più perfetta."
Il racconto è un intercalare di dialoghi serrati e di evocazioni di un'atmosfera di montagna metafisica e distante così come indifferente alle sofferenze umane. Il poeta incontra un gruppo di partigiani, "non se visti o mai visti prima", viene accusato da uno di essi di non aver combattuto e cerca di spiegare ma in realtà dice solo che "il cammino per lui (...) passava da altre parti". Poi è un amico, non certo ostile, che lo implora ad unirsi a loro fino al punto di dirgli schiettamente che delle alte idee loro, i partigiani, non se ne fanno nulla, anzi li offendono. La risposta del poeta è così distante dalla vita quotidiana dell'amico in lotta che "Lui tace per un po' quasi a ricever questa pietra in cambio/del sacco doloroso vuotato ai miei piedi e spanto./(...) Poi corre via succhiato dalla nebbia del viottolo". Sono versi splendidi che da soli giustificano la lettura di questa poesia.
E' una grande poesia sulla Resistenza. C'è da chiedersi se in questo sofferto distacco non ci sia un equivoco di fondo che plasmerà la vita e la poetica di Luzi: credere che comprendere la sofferenza senza partecipare, "misurare il troppo detto,/il molto udito", permetta di affermare che ci si fa carico del "debito", del dolore del mondo e della vita. Forse, questa poesia, nella sua bellezza, è per il poeta uno spartiacque tra partecipazione e comprensione, tra voler essere attore e invece semplice doloroso spettatore. E' senza dubbio una poesia molto intensa. Il suo verso libero, prosa-poesia, è un punto di arrivo irraggiungibile nel percorso dallo stucchevole lirismo italiano alla narrativa moderna.