Sconsiglio vivamente
e non lo rileggerei

Tira fuori la lingua

scritto da Ma Jian
  • Pubblicato nel 1987
  • Edito da Feltrinelli
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 27 febbraio 2015

"Il cielo era talmente azzurro e trasparente che sembrava non esserci aria.
(...) In lontananza, ai piedi di una montagna, vedevo il villaggio (...).
Un centinaio di case di fango allineate lungo le pendici, e su ogni tetto una bandierina di preghiera.
Più su, a metà strada dalla vetta, cʼera un piccolo tempio buddhista con i muri dipinti a righe rosse e bianche e una striscia di azzurro sotto le gronde.
(...) Tutto ciò che si muoveva: nuvole, pecore, cani, bandiere di preghiera, donne con bambini in braccio e io, un cinese alla deriva appena arrivato da oriente, lo faceva al rallentatore".
Il protagonista e narratore ha intrapreso il viaggio in Tibet nella speranza di ritrovare la voglia di vivere, una nuova energia spirituale.
Ma "in questa terra sacra sembrava che Buddha non riuscisse a salvare se stesso, come potevo aspettarmi che salvasse me ?" Il Tibet si rivela un incubo, dove "la gente sopporta durezze che sono al di là della possibilità di comprensione del mondo moderno.
Scrivo questa storia nella speranza di poter cominciare a dimenticarla".
Il libro è un insieme di racconti, di una tale brutalità selvaggia da lasciare nel lettore "un rigurgito cattivo, acre, fino in bocca".
Prendiamo lʼultimo racconto della raccolta: il nostro viaggiatore cinese narra la vicenda di una bambina che viene prescelta come il nuovo Buddha vivente.
Siamo dinanzi alla massima spiritualità della religione tibetana.
La bambina diviene adolescente nel monastero, dove studia e si prepara allʼalto incarico.
Come tutte le ragazze sente i primi brividi dellʼamore, di un amore da fanciulla, romantico, pudico e fatto di sguardi, di pensieri e sensazioni.
Ma giunge il momento dellʼiniziazione, della Cerimonia dei Pieni Poteri: in che cosa consiste ? Prima viene violentata da un monaco dinanzi a tutta la comunità; poi, secondo il rituale, deve meditare nel ghiaccio per tre giorni prima che la sua natura di Buddha si manifesti.
La ragazza muore la seconda notte nel fiume gelato e diviene "un corpo di ghiaccio adagiato sul ghiaccio.
(...) Tutti guardavano gli organi che fluttuavano nel corpo trasparente.
(...) Ora il teschio riposa sulla mia scrivania.
(...) Accetterò qualsiasi offerta purché sufficiente a coprire le spese dei miei viaggi a nord - est".

La censura è sempre da condannare: non si può proibire la pubblicazione di un libro, quali siano il contenuto e il valore artistico.
Condivido, tuttavia, il giudizio delle autorità cinesi: il libro è "volgare e osceno".
È vero che idealizzare i tibetani "equivale a negare la loro umanità", ma la descrizione dei costumi del Tibet da parte dellʼautore riflette in modo eccessivo il punto di vista di chi si crede superiore e non cerca di indagare le peculiarità di un popolo, soffermandosi soltanto sugli aspetti più brutali e incomprensibili.

Perché non leggerlo ? È inutile per la conoscenza del Tibet e giustifica implicitamente la soppressione di questa civiltà da parte dei cinesi.
È un libro neo colonialista.

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