Tra i migliori che ho letto!
e lo rileggerei volentieri

Odissea

scritto da Omero
  • Pubblicato nel 720
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 25 agosto 2006

Il libro ha come oggetto il ritorno di Odisseo alla propria casa ed è strutturato in quattro parti:il preambolo, nel quale un concilio degli dei, su proposta di Atena, decide di permettere a Odisseo di riprendere il viaggio verso casa ordinando a Calipso di liberare l’eroe;la decisione di Telemaco, figlio di Odisseo, di liberarsi dei pretendenti, che continuano a frequentare il palazzo e a dilapidare il patrimonio del padre.
Dopo un’inutile invito al popolo ad aiutarlo nella lotta contro i pretendenti, Telemaco compie un viaggio presso altri sovrani per conoscere le sorti del padre e sapere se è possibile superare la situazione di incertezza nel quale si trova e dare in moglie la madre, prendendo pienamente in possesso i propri beni;il viaggio di Odisseo presso i Feaci, con la scena della tempesta e l’incontro con Nausicaa (le pagine più belle del poema) e il racconto delle avventure;l’arrivo a casa, il progressivo svelamento della propria identità e la strage dei pretendenti.
Da molti autori l’Odissea è interpretata come il ritorno di Ulisse (e quindi del viaggiatore) e come unʼesaltazione della sua intelligenza e astuzia.
In realtà si tratta di un poema molto complesso nel quale si sviluppano differenti temi narrativi e si contrappongono diverse personalità.
Un primo tema è senza dubbio quello del viaggio e soprattutto del mare.
Non è un caso che le pagine più affascinanti del poema siano quelle del libro V, che tratta della tempesta e del naufragio di Odisseo: "Gli si avventò un’onda altissima, con terribile impeto, e fece girare la zattera.
Lontano, fuori dalla zattera fu sbalzato e il timone lasciò andare di mano: in mezzo si spezzò l’albero sotto l’orrenda raffica dei venti lottanti, lontano la vela e l’antenna caddero in mare.
Molto tempo rimase sommerso, non fu capace di tornare subito a galla, sotto l’assalto della grande onda.
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finalmente riemerse e dalla bocca sputò l’acqua salsa, amara, che a rivi gli grondava dal capo".
"Al naufrago, e più in generale all’ospite, occorre sempre fornire accoglienza e rifugio": così parla Nausicaa alle ancelle nel libro VI : "fermatevi ancelle: dove fuggite alla vista d’un uomo? Forse un nemico credete che sia?.
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Ma questi è un misero naufrago, che c’è capitato, e dobbiamo curarcene: vengono tutti da Zeus gli ospiti e i poveri; è un dono, anche piccolo, è caro".
Il tema dell’ospitalità è uno dei filoni dominanti dell’Odissea e corrisponde proprio al sentimento collettivo di un popolo, di naviganti e che è cosciente di come la fortuna, e la ricchezza, possano cambiare rapidamente.
Un secondo tema è costituito dalla complessa personalità di Odisseo, che è ben sintetizzata dalle parole di Atena nel libro XIII : "Furbo sarebbe e scaltrito chi te superasse in tutti gli inganni, anche se è un dio che t’incontra.
Impudente, fecondo inventore, mai sazio di frodi, non vuoi neppur ora, in patria, lasciar da parte le astuzie, e i racconti bugiardi, che ti sono cari fin dalle fasce.
Via, non parliamone più, perché ben conosciamo le astuzie entrambi".
Ulisse è un grande inventore di storie ed è emblematico che le sue famose avventure non siano narrate dal poeta ma siano oggetto di un racconto di Odisseo ai Feaci.
Sono fatti veri o sono invenzioni fiabesche, così come quelle che con tanta facilità racconta al pastore Eumeo, alla moglie a allo stesso padre? Ma chi è Odisseo, un perenne vagabondo, un uomo ormai abituato solo a combattere e a viaggiare? È incredibile che proprio nel momento in cui si svela a Penelope, invece di abbracciarla e di esprimere il proprio amore, deve subito informarla della previsione dell’indovino Tiresia, secondo la quale è destino che debba lasciare ancora Itaca per intraprendere un nuovo viaggio e morire infine nel mare.
Non ci sono in Odisseo sentimenti verso il figlio, la moglie e il padre, che eppure hanno così tanto sofferto: l’unico momento di vero affetto sembra essere quello verso la madre nei splendidi versi del libro XI : "E mi slanciai tre volte, il cuore mi obbligava ad abbracciarla; tre volte dalle mie mani, all’ombra simile o al sogno, volò via: strazio acuto mi scese più in fondo, e a lei rivolto parole fugaci dicevo: Madre mia, perché fuggi mentre voglio abbracciarti?".
Un terzo tema è costituito da Telemaco e dal complesso processo con il quale, cresciuto senza un padre, deve diventare, suo malgrado, adulto.
Come è diverso dal padre!.
È pieno di incertezza, di dubbi, combattuto tra l’amore verso la madre e il desiderio di riprendere possesso dei propri beni e della propria indipendenza.
I dubbi del giovane lo rendono un personaggio moderno, proprio perché ricco di intime contraddizioni, che sono il frutto del conflitto tra il suo ruolo (quello di principe), il suo affetto verso la madre e il fatto di non essere all’altezza della forza del padre: non riesce a tendere l’arco! "Non io per Zeus.
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impedisco le nozze della madre, anzi dico che sposi pure chi vuole, e le offro doni infiniti.
Ma non oso cacciarla suo malgrado di casa con perentorio comando: che un dio non voglia!" (libro XX), ma poi deve imporsi alla madre stessa e diventare finalmente adulto : "Madre mia, quanto all’arco, nessuno più di me fra gli Achei n’è il padrone.
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su, torna alle tue stanze e pensa all’opere tue, telaio e fuso.
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Lei stupefatta tornò alle sue stanze, e la prudente parola del figlio si tenne in cuore"(Libro XXI).
Un quarto tema è rappresentato dalla figura di Pallade Atena, che costituisce la vera protagonista del poema.
Non solo si deve alla dea la liberazione di Odisseo da Calipso, ma soprattutto sono i suoi continui consigli e suggerimenti che permettono a Telemaco e a Odisseo di agire con la dovuta accortezza.
Non siamo di fronte a fatti meravigliosi e incredibili (a miracoli) ma è sottostante a tutto il poema il tema dell’intelligenza e dell’indipendenza di giudizio, che è appunto impersonata da Atena.
In un articolo di La Repubblica del 25 novembre 2006 viene commentato il libro XXIII nel quale Penelope riconosce Odisseo.
La donna ricerca un segno segreto, che le confermi che l’uomo è veramente Odisseo, perché troppo lunga è stata l’attesa e vuole essere sicura, "perché Penelope crede in una sola forma di conoscenza: quella dei segni segreti, fondata sulla propria memoria e quella di Ulisse".
A Telemaco che la accusa di avere "il cuore più duro del sasso", Penelope risponde: "Creatura mia, il cuore nel mio petto è attonito: non riesco né a dirgli parola né a interrogarlo né a guardarlo nel viso.
Ma se è davvero Odisseo che in patria è tornato, oh molto bene e facilmente potremo conoscerci: abbiamo per noi dei segni segreti che noi sappiamo e non gli altri".
E quando Odisseo le dà il segno (il letto nuziale ricavato all’interno di un grande olivo che non è possibile spostare per le radici), Penelope riconosce il marito e "di colpo si sciolsero le ginocchia ed il cuore" e allora entrambi ritrovano l’antico amore: "e a lui venne più grande la voglia del pianto; piangeva tenendosi stretta la sposa dolce al cuore, fedele;.
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così bramato era per lei lo sposo a guardarlo, dal collo non gli staccava le candide braccia".

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