Gradimento Medio-alto
ma non lo rileggerei

Midnight's Children

scritto da Rushdie Salman
  • Pubblicato nel 1981
  • Edito da Vintage books
  • 647 pagine
  • Letto in Inglese
  • Finito di leggere il 03 dicembre 2011

Può "la vita di una persona essere lo specchio di un paese" ? A questa questione Rushdie non risponde con un romanzo storico - biografico (la classica storia di una famiglia intrecciata con quella di una nazione), ma con un racconto fantastico, immaginifico e stupefacente.
Il protagonista è nato a Bombay a mezzanotte del 15 agosto 1947, giorno dellʼindipendenza dellʼIndia, ma anche della separazione del Pakistan: la così detta "partition".
E per questa coincidenza è stato misteriosamente "legato alla storia" sia letteralmente che metaforicamente, sia attivamente che passivamente.
La dualità è il filone conduttore della narrazione, della vita del protagonista così come del grande continente indiano, caratterizzato appunto da interdipendenza e diversità ad un tempo.
Lʼautore immagina che il protagonista, Saleem Sinai, narri le vicende della sua famiglia e le sue sino al 1984, quando venne uccisa Indira Gandhi.
I nonni di Saleem sono mussulmani e hanno origine nel Kashmir, la "madre" dellʼislamismo indiano.
Il nonno, un medico occidentalizzato, era stato chiamato a curare la futura moglie potendo visitare solo parti del suo corpo, che per pudore restava coperto.
Si era quindi innamorato "a pezzi".
È una prima metafora, che ritornerà spesso lungo la narrazione: quella della frammentazione.
Così come il "fantasma di quel lenzuolo perforato mi condannò a vedere la mia propria vita, i suoi significati e le sue strutture, pure in frammenti", sulla nuova nazione ha pesato come una maledizione il distacco del Pakistan, che porterà ad un eterno conflitto con lʼIndia.
I nonni di Saleem hanno una figlia che dopo il matrimonio si è trasferita con il marito in India a Bombay, dove è nato Saleem.
Al momento del parto, lʼostetrica sostitusce il vero figlio della coppia con Saleem, il quale quindi usurpa il suo ruolo di bambino agiato, mentre lʼaltro é destinato alla povertà.
Ma allora lʼindipendenza porta con sé il marchio del tradimento ? Il giorno della nascita di Saleem un migliaio di bambini erano nati in India.
Tutti hanno poteri straordinari e Saleem ha lʼincredibile facoltà di mettersi in contatto telepaticamente con tutti: riesce cioè a creare con la mente una interdipendenza tra bambini lontani, con lingue e usi totalmente differenti.
Si realizza metaforicamente il mistero di questo grande paese, costituito al momento dellʼindipendenza da oltre 500 stati e da una religione, quella indù, fatta di migliaia di divinità locali.
Come può stare unito un paese così grande e così frammentario ? Nel 1966 moriva Nehru ed iniziava lʼera di Indira Gandhi, che introdusse una gestione autoritaria del governo sino alla fase della così detta emergenza, quando instaurò una vera e propria dittatura.
La famiglia di Saleem si trasferisce in Pakistan dove spera di essere più sicura rispetto alle discriminazioni e alle violenze contro i mussulmani.
Qui, stranamente, Saleem perde i poteri telepatici (Indira ha distrutto lʼunità del paese ?).
Si arruola nellʼesercito pakistano e va a combattere in Bangladesh contro lʼesercito indiano.
Scappato dallʼesercito, ormai in piena disfatta, e dopo essersi nascosto nella giungla (la metafora dellʼabisso in cui è caduta lʼIndia ?) fugge in India dove si sposa, vive in un villaggio di saltimbanchi e di musici e si dà allʼattività politica, peraltro insieme con un incantatore di serpenti.
Sembra, forse, aver trovato la sua strada, quando irrompe la repressione di Indira Gandhi e Saleem scopre di essere uno dei pochi superstiti dei bambini nati il 15 agosto 1947, "perché è il privilegio e la maledizione dei bambini della mezzanotte di essere sia padroni che vittime dei loro tempi, di non avere una propria vita privata e di essere risucchiati nel calderone delle moltitudini, e di non poter vivere e morire in pace".

Assieme al legame tra vita personale e storia del paese, il romanzo affronta anche temi più intimi: la bruttezza di Saleem (angustiato da un naso enorme), il suo amore incestuoso con la sorellastra, e la nostalgia dellʼ infanzia, che, tuttavia, "scompare, o piuttosto, viene uccisa".
Ed è proprio lʼorgoglio dellʼinfanzia uno dei temi più intriganti ed universali del libro: la possibilità di nascondersi e di viaggiare con la mente, con la propria immaginazione, crea una unità che non cʼè nella realtà: "Meravigliosa ironia; la Vedova (Indira Gandhi) portandoci qui per separarci ci ha di fatto portati insieme ! Bambini, qualche cosa sta nascendo qui, in questo oscuro tempo della nostra prigionia; lasciamo che le Vedove facciano il peggio; unità è invincibilità ! Bambini: noi abbiamo vinto"!

Come troppo spesso succede con Rushdie, la ricerca di una scrittura barocca e meravigliosa prende il sopravvento sulla narrazione, che sembra diventare, soprattutto nellʼultimo parte del libro, solo lʼoccasione per "effetti speciali".
Già lungo di per sé, difficile da seguire, anche per i riferimenti alla storia indiana, via via che si va avanti nella lettura ci si perde completamente in una moltitudine di parole, di neologismi, di strutture sintattiche retoriche e complesse.
Bisogna lascarsi prendere dalla scrittura ma talvolta si fa fatica a proseguire nella lettura.

Perché leggerlo ? Lʼidea di fondo è veramente notevole così come é per noi italiani un libro particolarmente attuale: la dualità tra interdipendenza e diversità, tra unità e frammentazione costituisce un tratto caratteristico di ogni italiano.
Averlo saputo descrivere in termini immaginifici rappresenta il pregio fondamentale del libro.
Come ha scritto Paolo Bertinetti nel quotidiano La Stampa del 12 agosto 2017, il pregio maggiore del romanzo,"oltre a un finissimo sense of humour e una pirotecnica capacità di invenzione linguistica, sta nello scardinare i criteri della verosimiglianza ponendo sullo stesso piano realtà e sogno, narrazione realistica e invenzione mitica".

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