Gradimento Medio
e non lo rileggerei

Le avventure di Pinocchio

scritto da Collodi Carlo
  • Pubblicato nel 1883
  • Edito da Edizioni L'Unità
  • 170 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 01 novembre 2016

Appena si inizia a leggere il libro di Collodi la mente va subito ad un capolavoro: "le avventure di Cipollino" di Gianni Rodari.
Per la nostra sensibilità il racconto di Pinocchio è moraleggiante, con un tema di fondo così distante da noi: "oggi (ma troppo tardi !) mi sono dovuto persuadere che per mettere insieme onestamente pochi soldi bisogna saperseli guadagnare o col lavoro delle proprie mani o collʼingegno della propria testa", cosi dice il Pappagallo a Pinocchio nel Campo dei Miracoli.
Quanto è più divertente ed ammaliante il romanzo di Rodari, che parla di libertà, di lotta ai potenti, di ardita immaginazione ! Eppure, se si guarda con maggiore attenzione ci si accorge come "le avventure di Pinocchio" e quelle di Cipollino trattino lo stesso argomento: il mondo è rovesciato e bisogna metterlo in piedi, sulla strada giusta.
È chiaro come il racconto di Collodi sia un romanzo di formazione: un bambino, tanto zuccone da essere un burattino, impara dalla vita a divenire adulto, a capire il bene e il male.
Ma tutti i personaggi sono ben particolari, cominciando da Geppetto, il padre generoso e premuroso.
il quale vuole fabbricarsi un "bel burattino" per "girarsi il mondo, per buscarmi un tozzo di pane e un bicchier di vino", e giustamente "la vocina" nascosta commenta: " Bravo Polendina !".
E che dire della Fatina "dai capelli turchini", la mamma amorosa e dolente ! Perché non aiuta Pinocchio e lo lascia invece nel bosco oscuro, in balia degli assassini ? Pinocchio affronta da solo le peripezie, che lui stesso provoca non volendo rispettare le regole sociali: invece di andare a scuola va con il burattinaio, si lascia ingannare per avidità dalla Volpe e dal Gatto, dimentica Geppetto in miseria, promette di essere diligente e poi se ne dimentica per correre con gli altri monelli, e così va in prigione, rischia di essere fritto in padella, sino a lasciarsi abbindolare ed andare nel Paese dei Balocchi, e divenire un somarello.
Che cosʼ è che lo redime ? Le buone azioni.
Quando il cagnaccio Alidoro, che lo aveva inseguito per mangiarselo, rischia di affogare, dopo un momento di esitazione Pinocchio lo salva: ed infatti, "il suo babbo gli aveva detto tante volte che a fare una buona azione non ci si scapita mai".
Ed allora, per incanto, i vari personaggi, gli stessi animali, si rivelano generosi e disponibili.
Quando Pinocchio, alla ricerca di Geppetto, è ingoiato dal terribile Pesce- cane, e lì in fondo allʼenorme stomaco trova il suo "babbino", è un Tonno che li aiuta ad uscire dalla bocca del grande animale: e "Pinocchio (...) gli posò un affettuosissimo bacio in bocca.
A questo tratto di spontanea e vivissima tenerezza, il povero Tonno, che non cʼera avvezzo, si sentì talmente commosso, che (...) ricacciò il capo sottʼacqua e sparì".

Come capitò che Carlo Lorenzini, il vero Collodi, "un provinciale implacabile, miticamente pigro, lunatico ed imprevedibile", abbia deciso di scrivere "le avventura di Pinocchio" è una questione che lasciamo agli studiosi.
Forse perché, come scrisse nel bozzetto "Una lettera al Fanfulla", "il nascer toscano è una disgrazia che può accader a tutti".
Ed è proprio la toscanità provinciale che rende vivo e moderno un romanzo, diversamente perbenista e noioso.
Lontano dallʼitaliano aulico, la lingua riesce a dare vigore e brio al racconto: Pinocchio è un discolo e ricorda tutti i bambini del mondo, la loro voglia di giocare e divertirsi, la loro ingenua apertura agli altri, il loro desiderio ad non essere rinchiusi nelle barbose regole sociali degli adulti.
Tutto questo rende eterno il racconto di Pinocchio, al di là del suo contesto ottocentesco.

Perché leggerlo ? È il racconto del bambino, che eravamo.

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