Tra i migliori che ho letto!
ma non lo rileggerei

La coscienza di Zeno

scritto da Svevo Italo
  • Pubblicato nel 1923
  • Edito da Dall'Oglio
  • 475 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 16 marzo 2013

Siamo a Trieste tra la fine dellʼottocento e i primi anni del novecento.
Lʼautore immagina che uno psicoanalista pubblichi " per vendetta" le memorie di un suo paziente, che si è sottratto alla cura ed ha raccontato un sacco di bugie.
Il romanzo ha quindi la forma narrativa dellʼautobiografia.
" Sdraiato comodamente su una poltrona Club", Zeno cerca di ricordare gli avvenimenti più importanti dell ʼesistenza, tenendo conto che " la vita più intensa è raccontata in sintesi dal suono più rudimentale, quello dellʼonda del mare, che, dacché si forma, muta ad ogni istante finché non muore".
Lo sforzo di ritornare al passato non è un percorso cronologico ma un soffermarsi sui momenti più importanti della vita.
La struttura narrativa segue, infatti, i differenti punti di vista, dai quali Zeno guarda la propria biografia.
Il primo capitolo ha come oggetto il fumo, o meglio lʼultima sigaretta, quel proponimento, sempre disatteso, di smettere il vizio.
Il lettore incontra subito la lieve e paradossale ironia che caratterizza tutto il libro, ma ci si imbatte anche con il tema portante del romanzo: il timore che " trovandomi in corsa traverso il tempo non potessi più essere raggiunto dallʼamore" e più in generale da ciò che si vorrebbe essere.
Ritornare al passato fa riaffiorare il divario tra le aspirazioni e ciò che si è raggiunto.
Emerge un costante senso di colpa, al quale bisogna trovare una plausibile giustificazione.
La consapevolezza di " essere vissuto indarno", come diceva Leopardi, " farammi acerbo", alimentanto un misto di malinconia e di affanno.
Il ricordo è " dolce per sé; ma con dolor sottentra il pensier del presente, un van desìo del passato, ancor tristo, e il dire: io fui" ( Le ricordanze).
I capitoli successivi svolgono lo stesso tema allʼinterno di uno schema narrativo sempre più complesso ed articolato.
Zeno investiga il proprio animo in rapporto alle principali figure della sua vita.
Nel secondo capitolo, " morte del padre", Zeno non riesce ad offrire lʼaffetto filiale che vorrebbe perché troppo forte è la delusione del padre per le evidenti incapacità del figlio come uomo dʼaffari.
Nel terzo capitolo, " matrimonio", il protagonista non consegue lʼamore, impersonato dalla bella Ada, e si sposa, senza sapere perché, con Augusta, la sorella bruttina.
Nel quarto capitolo, " moglie e amante", Zeno non è un bravo marito né un buon amante, mentre nel quinto capitolo, " associazione", è lʼamicizia che viene persa.
Zeno, che pur ha cercato di aiutare in tutti i modi Guido, marito di Ada, non è capace di evitarne la rovina economica e il suicidio, tanto da essere accusato da Ada, il suo eterno amore, di avere tradito lʼamico.
Lʼautobiografia potrebbe concludersi a questo punto.
Invece, lʼaffermazione del dottore, che Zeno è guarito, perché ha capito che nel suo inconscio amava sua madre e odiava suo padre ( il famoso rapporto di Edipo), scatena la reazione razionalistica di Zeno, che confessa, candidamente, che ha sempre mentito, trovando subito una giustificazione: " ( il dottore) non studiò che la medicina e perciò ignora che cosa significhi scrivere in italiano per noi che parliamo e non sappiamo scrivere il dialetto ....
se egli sapesse come raccontiamo con predilezione tutte le cose per le quali abbiamo pronta la frase e come evitiamo quelle che ci obbligherebbero di ricorrere al vocabolario".

In realtà, se ci poniamo dallʼesterno, e non dal punto di vista di Zeno, gli avvenimenti potrebbero essere interpretati in modo differente rispetto alla visione del protagonista.
Zeno è un buon figlio, che cerca di star vicino al padre, è un buon marito pur con qualche scappatella, si preoccupa dei figli, è generoso, pronto ad aiutare lʼamante e lʼamico in difficoltà, si rivela un abile uomo dʼaffari, quando è costretto a farlo.
Tutte le sue questioni esistenziali nascono da come vive la vita nella coscienza più che dal reale vissuto.
Sarà necessaria la guerra per rompere il velo di ignoranza che Zeno ha della propria vita e per rivelare che il protagonista sa affrontare le difficoltà e trarne anzi vantaggio economico.

Ma allora il libro è solo la facile ironia sulla psicoanalisi e più in generale sulla psicologia ? Discipline che sembrano voler trovare problemi laddove un approccio razionalistico alla vita ne darebbe una soluzione fattibile e serena.
In realtà, il romanzo può essere letto a cerchi concentrici, dalla realtà allʼinconscio e viceversa: la descrizione dellʼimpatto dellʼio profondo sulla coscienza dellʼuomo, vera eccezionalità rispetto alla prosaicità dellʼesistenza.
Esiste una chiave interpretativa di ogni coscienza, che lʼautore deve ammettere, malgrado il suo approccio razionalistico.
Per Zeno questa chiave interpretativa sembra risiedere nella dicotomia buono - cattivo, alimentata da un episodio dellʼinfanzia.
" Assistevo senza grande dolore alla tortura che veniva inflitta a Guido dal bilancio messo insieme da me con tanta cura e me ne venne un dubbio curioso e subito dopo un curiosissimo ricordo.
il dubbio: ero io buono o cattivo ? ...
mi vedevo bambino e vestito ( ne sono certo) tuttavia in gonne corte, quando alzavo la mia faccia per domandare a mia madre sorridente: sono buono o cattivo, io ? ....
Oh incomparabile originalità della vita ! Era meraviglioso che il dubbio chʼessa aveva già inflitto al bimbo, in forma tanto puerile, non fosse stato sciolto dallʼadulto quando aveva già marcato la metà della sua vita".

Perché leggerlo ? È un libro molto denso, complesso, ricco di spunti.
Va letto, ma non prima di addormentarsi.

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