Sconsiglio vivamente
e non lo rileggerei

Fuoco su Napoli

scritto da Cappuccio Ruggero
  • Pubblicato nel 201
  • Edito da Feltrinelli
  • 246 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 08 ottobre 2010

Lʼoggetto del romanzo è Napoli: " un cadavere in avanzato stato di decomposizione".
Diego Ventre è un avvocato brillante e raffinato, ma in realtà un camorrista.
Viene a sapere da un vulcanologo che una eruzione distruggerà gran parte della città.
Diego vede in questa catastrofe la possibilità di rinnovare Napoli, di interromperne il declino, ma anche capisce che si possono fare dei grandi affari.
Tiene nascosta la notizia e inizia una serie di operazioni speculative.
Nel frattempo si innamora di Luce, figlia di una grande famiglia di aristocratici.
Inizia un corteggiamento, con il quale Diego può esprimere tutta la sua cultura classica e i suoi gusti raffinati.
Ciò non gli impedisce di continuare la sua azione criminale, a tessere trame affaristiche, a corrompere e a minacciare.
Napoli viene distrutta dalla furia della natura, Diego e Luce si sposano, ma proprio nel giorno del matrimonio Luce scopre di aver sposato un mafioso e un violento.
Fugge, viene catturata dal nemico di Diego, violentata più volte come sfregio, ma proprio nel momento dello stupro arriva Diego che uccide il nemico e poi punta la pistola al petto della ragazza.
La vuole uccidere secondo un codice mafioso, che non può accettare che la propria donna sia stata di un altro uomo, o è solo un gesto protettivo ? Non lo sapremo mai perché in quel momento Diego viene ucciso dal fratello.

Lʼautore riprende uno spunto di Curzio Malaparte nella Pelle (lʼeruzione del Vesuvio come distruzione e creazione di una nuova Napoli) ma questa idea resta solo sullo sfondo.
In realtà, tutto il romanzo sviluppa intorno a Diego, eroe negativo ma ammirato in fondo e mezzo per un compiacimento estetizzante del bello e del brutto di Napoli.
La debolezza della trama, la povertà di analisi dei personaggi, i continui richiami ad una città irreale, perché fatta solo di monumenti, i soliloqui del protagonista, pedanti e inconcludenti, sono tutti fattori che riducono il racconto ad una serie di immagini, di bozzetti.
Come ha scritto lʼautore riferendosi a Napoli, " è un romanzo senza storia, un romanzo senza capitoli.
Le parole sembrano montate a caso, senza un vero prima e senza la speranza di un dopo".

Perché non leggerlo ? È inutile.

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