Gradimento Medio
e non lo rileggerei

Cortocircuito

scritto da Gianini Belotti Elena
  • Pubblicato nel 2008
  • Edito da Rizzoli
  • 163 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 08 agosto 2009

Il libro è costituito da una serie di racconti, che trattano di storie di migranti stranieri in Italia.
Nel primo, il Turbante, un sikh arriva nel nostro paese fuggendo la miseria e trova lavoro presso una fattoria in Toscana.
Inizia un processo di avvicinamento, culturale e personale, tra la padrona di casa e lʼimmigrante, che condurrà la prima alla scoperta di un mondo e il secondo ad integrarsi gradualmente nei costumi del nostro paese: lʼabbandono del turbante e la rasatura della barba rappresentano lʼespressione visibile della frattura rispetto al paese di origine.
Nel secondo racconto, il Cortocircuito, lʼinterruzione della corrente elettrica in un quartiere di Roma permette alla protagonista di scoprire un accampamento di migranti rumeni in un campo abbandonato, limitrofo al condominio Sono loro la causa del cortocircuito in quanto si sono collegati abusivamente alla rete elettrica; lʼintervento di riparazione comporterà anche la distruzione della squallida dimora ( una catapecchia senzʼacqua e servizi igienici), nella quale viveva questa povera gente.
Il terzo racconto, Scuolabus, è senza dubbio il più bello, in quanto congiunge il tema dellʼimmigrazione con quello dellʼinfanzia.
Una bambina ha come baby sitter una ragazza filippina.
Di solito è la mamma ad accompagnarla al pulman della scuola, un bus giallo.
Un giorno, però, la mamma si ammala ed è la ragazza filippina a portare la bambina alla fermata e, malgrado le proteste, la carica su un altro bus, di colore blu.
La bambina si trova quindi a passare alcuni giorni in un altro asilo nido, con altre maestre e compagni.
Cerca disperatamente di dire alla mamma dello sbaglio ma non viene creduta ed, anzi, alimenta nei genitori preoccupazioni crescenti per queste fantasie e presunte bugie.
Alla fine la mamma si accorge dello sbaglio ma lʼerrore della ragazza filippina ha permesso alla bambina di scoprire un nuovo mondo.
Il quarto racconto, Sospetti, parla di due migranti, unʼucraina ed una filippina, che badano a due donne anziane, tutte due sulle sedie a rotelle.
Per una disattenzione delle due ragazze, si verifica un incidente mortale: le due donne muoiono, si apre unʼinchiesta della polizia che scagionerà le ragazze.
Infine lʼultimo racconto, Il Gabbiano, prende il titolo dallʼomonimo scritto di Cechov.
La vicenda è molto triste: la donna ucraina, che si accompagna con un italiano, vorrebbe ricongiungersi con il figlio, che è rimasto nel paese di origine.
Riceve una proposta di matrimonio da un anziano, presso il quale lavora come badante.
I figli si oppongono e la cacciano lasciandola senza lavoro.
Inoltre lʼamico italiano reagisce con violenza e la donna decide di lasciarlo ritrovandosi di nuovo sola.

I racconti rappresentano un percorso stilistico e contenutistico.
Sotto il profilo del ritmo narrativo e della struttura della lingua, lʼautrice prende sempre più confidenza, passando da uno stile ancora incerto e basato su riflessioni a modalità narrative sempre più efficaci, che fanno emergere il senso delle vicende dal narrazione piuttosto che dalle considerazioni.
Parimenti, lʼautrice passa dalla scoperta alla consapevolezza crescente di una desolazione e di una solitudine, che non è più sociologica ma esistenziale.
Nel primo racconto prevale ancora la questione culturale e sociale, anche se allʼinterno di una sensibilità da scrittrice.
" Il motivo per cui trattengo le domande sulla punta della lingua, non è solo la difficoltà di comunicare, quanto la convinzione di invadere con unʼindiscrezione troppo disinvolta, di stampo sfacciatamente occidentale, il suo mondo privato, distante anni luce dal nostro, e perciò pressoché inafferrabile".
Alla fine del libro la risposta a questa ricerca di comunicazione è la solitudine, che abbraccia tuttavia sia il migrante che lʼitaliano.
" Tu ricorda parole Cechov ? Trigòrin dice lui sente come volpe che cani corre dietro, così sente io.
Io corre, corre, corre, e cani corre anche dentro gambe.
E Mascia dice che quando amore entra dentro cuore, meglio no, meglio caccia via, meglio dimentica.
Io meglio senza, io meglio sola".
Ma forse la risposta va ricercata nella disponibilità alla scoperta che anima la bambina di Scuolabus: lʼerrore della ragazza filippina le fa scoprire due asili nido profondamente differenti, uno moderno ed un di stampo tradizionale-religioso, ma alla bambina piacciono tutte e due e il suo vero problema è lʼaffetto della mamma.

Perché leggerlo ? È un libro apparentemente esile ma in realtà profondo.
È piacevole da leggere e ha al suo interno un vero piccolo capolavoro: il racconto della bambina con il Scuolabus.

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