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Da rileggere

Treasure Island

Stevenson Louis Robert

Nell'introduzione Stevenson si rivolge ad un "compratore esitante", invitandolo ad acquistare il libro, "se le magiche storie dei marinai (narrate) con le note della gente di mare, tempesta, avventure, calore e gelo, se velieri, isole e uomini lì abbandonati,e bucanieri e tesori nascosti, e tutte le vecchie storie, raccontate esattamente nel linguaggio antico, possono piacere ai giudiziosi giovani di oggi, come piacquero a me, quando ero ragazzo". Queste parole, il cui fascino in lingua inglese è difficile da esprimere in italiano, sintetizzano il senso di un capolavoro: grande romanzo di avventura, che vuole essere anche istruttivo per i giovani, attratti con " divertenti ore" di lettura. Svago e morale, fantasie ed educazione, viaggi esotici e solidità borghese si congiungono mirabilmente, con un risultato letterario mai raggiunto da altri scrittori. L'equilibrio sarebbe perfetto se non ci si mettesse lo "zampino" il pirata Silver, la personificazione del fascino oscuro del male. L'autore immagina che al protagonista, un ragazzo di nome Jim, venga chiesto di narrare, "non celando niente se non la posizione dell'isola", le vicende che hanno condotto alla scoperta del tesoro. E Jim lo fa partendo dall'inizio, da quando arrivò nella locanda del padre un tenebroso lupo di mare, che si faceva chiamare il capitano. Di poche parole, quando era ubriaco raccontava terribili storie su impiccagioni, grandi tempeste, tradimenti e marinai gettati fuori bordo per punizione ( "walking the plank " letteralmente camminare sull'assicella). Ma soprattutto ciò che terrorizzava il piccolo Jim erano le strofe che l'uomo amava cantare a bassa voce: " quindici uomini sul petto del morto, yo-ho-ho, e una bottiglia di rum !", un ritornello che agitava il capitano così come lo terrorizzava l'idea che potesse presentarsi nella locanda un uomo di mare con " una gamba sola". Jim è ancora un bambino, le sue notti sono visitate da incubi per gli spaventosi racconti, la misteriosa canzone e il minaccioso uomo con una gamba sola. Benché atterrito, fu costretto a tirar fuori tutto il suo coraggio per salvare sé stesso e sua madre dal tentativo di un gruppo di pirati di rubare al capitano la mappa del tesoro. In una notte tempestosa, abbandonato dagli impauriti vicini, con il corpo senza vita del capitano, Jim mostrò le qualità che lo accompagneranno per tutto il romanzo: audacia, intelligenza e prontezza di spirito. Non solo portò in salvo la madre, ma riuscì ad entrare in possesso della mappa. Il ragazzo narra quindi la spedizione verso l'isola del Tesoro. La leggerezza degli amici di Jim, il medico del villaggio e un gentiluomo di campagna, fa sì che l'equipaggio sia in gran parte inaffidabile, composto da loschi individui o da fragili personalità, che si possono facilmente convincere con l'aspettativa di una facile ricchezza: la fatale attrazione del male. Peggio ancora, viene assunto come cuoco di bordo Long John Silver, che, guarda caso, ha una gamba sola. A Jim viene il sospetto che possa essere il personaggio temuto dal capitano, ma "pensavo di conoscere come dovesse apparire un bucaniere, una figura molto diversa, secondo me, da questo pulito e piacevole gentiluomo.... molto alto e forte, con una faccia larga come un prosciutto ( " a face as big as ham"), piatta e pallida, ma intelligente e sorridente... sotto la spalla sinistra portava una cruccia, che maneggiava con splendida destrezza, zampettando come un uccello". Sin dall'inizio tra Jim e Silver si crea un ambiguo rapporto. I giochi di parole, le lusinghe, le espressioni di amicizia, gli aneddoti sulle navi e sui marinai, accompagnati da esperte e competenti spiegazioni, conquistano il ragazzo, affascinato dal porto, dal mare e dall'ambiente marittimo. Ma tant'è Jim è più accorto degli sprovveduti adulti. In rotta verso l'isola scopre il piano di Silver e lo porta a conoscenza degli amici, salvandoli. Poi, coraggiosamente, si addentra nell'isola e si imbatte in un uomo, da anni abbandonato in questo ambiente selvaggio e lontano dalla civiltà: personaggio fondamentale per vincere lo scontro con i pirati. E ancora di più Jim va, da solo e su una fragile barchetta, alla conquista della nave, mal presidiata dai pirati. Le scene di questa impresa, che forgerà per sempre il carattere del ragazzo, sono tra le più belle del romanzo. Il mare in tempesta, la costa rocciosa, abitata da giganteschi molluschi, la descrizione dei feroci bucanieri, che cercano, senza riuscirvi, di uccidere Jim, sono gli elementi di un contesto, in sé stesso evocativo di un mondo ostile, e nel contempo utili a mettere in risalto la saldezza del ragazzo. Il vero pericolo per Jim è la paura, che lui supera continuamente, via via rendendosi più forte e maturo. Ma l'ultima prova da affrontare per diventare pienamente adulto è la più difficile. Fatto prigioniero da Silver, che gli salva peraltro la vita, egli assiste al doppio gioco del pirata, che da un lato dichiara la sua fedeltà agli amici di Jim (quelli che rappresentano l'ordine e la giustizia), ma dall'altra parte è pronto ad ingannare, a tradire così come ha tradito i suoi compagni bucanieri, che ha trascinato nell'ammutinamento. Il ragazzo è pienamente cosciente che Silver è un astuto ed insidioso menzognero, ma tant'è non può fare a meno di sentire un moto di amicizia per il cuoco. "Certamente egli non aveva nessuna preoccupazione di nascondere i suoi pensieri; e certamente io li leggevo come in un libro stampato.... nell'immediata vicinanza dell'oro ogni altra cosa sarebbe stata dimenticata ... ed io non potevo non dubitare che egli sperava di scoprire dov'era il tesoro, trovarlo, e a bordo della nave, sotto la copertura della notte, tagliare la gola di ogni persona onesta... ma il mio cuore era triste per lui, così malvagio, a pensare agli orridi pericoli che lo circondavano, e al vergognoso nodo scorsoio che lo aspettava". Alla fine, invece, Silver si salva, fuggendo, anzi, con un piccolo gruzzolo del tesoro. Jim e i suoi amici sono ben contenti di liberarsi di lui e di poter tornare, salvi e ricchi, alla civiltà. "Con mia indescrivibile gioia le più alte montagne dell'Isola del Tesoro si dissolsero nelle curve blu del mare".

Accanto al tema dell' avventura il racconto di Stevenson è tante altre cose: romanzo di formazione verso l'età adulta; "canto del cigno" dell'Inghilterra marittima, che ormai, forte del suo impero, guarda con repulsione ai pericoli del mare, che eppure le ha dato potenza e ricchezza; nostalgia di un mondo sereno, individuato nella società borghese e cittadina; vezzo di un grande scrittore di cimentarsi con un inglese gergale e per certi versi arcaico. E' indubbio, tuttavia, come Stevenson ritorni su un tema a lui caro: il fascino del male. I virtuosi gentiluomini vanno alla ricerca di un tesoro, che è stato frutto di ruberie, saccheggi e violenze. Silver è un perfido, eppure si salva diventando anche lui ricco, mentre i suoi compagni vengono uccisi o abbandonati nell'isola a morire di stenti; e ciò perché, forse, il cuoco veste le panni del "pulito e piacevole gentiluomo", dell'uomo istruito, in fondo potrebbe far parte della stessa casta del dottore e del signore di campagna. Ma allora quale insegnamento ne trae il giovane Jim nel suo percorso verso l'età adulta ?

La lingua, le parole e la costruzione delle frasi sono una componente essenziale del fascino del libro, che rende difficile leggerlo in inglese e renderlo con efficacia in una traduzione. L'Isola del Tesoro fa parte di quei grandi libri, in qualche modo eterni, che rischiano, tuttavia, di scivolare nel dimenticatoio, un pò come il nostro Gadda. Eppure è proprio la scrittura a renderlo un "tesoro inesauribile" di scoperte, adatto a tutte le età.

Perché leggerlo ? Leggerlo, leggerlo, leggerlo, continuamente leggerlo.


Anno: 1883
Pagine: 306
Editore: Cassell & Company

Letto in inglese
Finito di leggere il 15.11.2013

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