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Regina di fiori e di perle

Ghermandi Gabriella

L’io narrante è una bambina, poi adolescente e quindi giovane donna, che racconta come è diventata "cantora" delle vicende del suo popolo (l'Etiopia) e degli italiani, quando questi ultimi hanno conquistato il suo paese. L’avvio del libro è il racconto da parte del bisnonno della nascita della nonna della bambina durante la resistenza contro gli italiani e della morte cruenta dei genitori, un uomo italiano e una donna etiope. Il libro quindi ha come partenza un atto di grande amore, che lega i due popoli, ma emerge sin dall’inizio la crudeltà delle leggi razziali, che impedivano a un italiano di sposare una donna etiope. Il vecchio si fa promettere dalla bambina che racconterà queste storie cosicchè possa rimanere un ricordo per il futuro. La bambina diventa un adolescente, dimentica la promessa e decide di andare a studiare in Italia, a Bologna. Ormai ventitreenne ritorna in Etiopia alla notizia della morte del vecchio, ma giunge troppo tardi per partecipare al lutto collettivo, che tradizionalmente accompagna i funerali di un defunto. Rimane così sospesa con un dolore interiore, che non riesce a esprimersi, e con un senso di diversità verso gli altri che la percepiscono ormai come una forestiera. Il trisavolo aveva lasciato come un ultimo desiderio che la ragazza andasse a pregare presso un importante Santuario. La parte centrale del libro si svolge, quindi, in sei giorni durante i quali la ragazza va al monastero, incontra un anziano eremita e soprattutto, nella sua attesa, ascolta le storie di donne, storie relative all’incontro, tragico e complesso, tra l’Etiopia e l’Italia. Pian piano la ragazza riesce a elaborare il lutto e a capire che il suo destino è di rispondere a quanto chiedevano i suoi anziani: "sarai la nostra cantora". Uno dei temi centrali del libro è senza dubbio il colonialismo italiano, le sue crudeltà e aberrazioni: particolarmente tragiche sono le pagine che raccontano del massacro effettuato dagli italiani a seguito dell’attentato a Graziani. Sarebbe tuttavia riduttivo ricondurre il libro solo a questo tema. In realtà la struttura narrativa del racconto è molto complessa ed emergono almeno tre tratti distintivi:la coralità, che viene data dalla raccolta di racconti, che costituiscono il cuore del libro. Poco dice la narratrice di se stessa (anche se è l’io narrante), in quanto ciò che interessa non è né l’introspezione dei sentimenti nè l’angoscia esistenziale, ma il libro vuole essere un punto progressivo di accumulo della storia di due popoli;la ricchezza dei temi, che va dall’elaborazione del lutto, alla perdita delle radici di chi è in bilico tra due culture, della contrapposizione dei valori comunitari rispetto alla solitudine dell’uomo moderno. In questo senso il vero contesto del racconto è l’Italia, che viene interpretata secondo un angolo di visuale che è quello di chi viene da un'altra cultura: emerge un paese al quale sono propri i colori dell’autunno, il grigiore, il soliloquio e l’abbandono, il rimpianto del passato;lo stile narrativo, asciutto, pur nella ricchezza del vocabolario, che si stacca positivamente rispetto alle verbosità di molti scrittori italiani.

Regina di fiori e di perle - Gabriella Ghermandi

Anno: 2007
Pagine: 264
Editore: Donzelli

Letto in italiano
Finito di leggere il 11.05.2008

Commenti

aiman 05-01-2010 15:37

e veramente un libro bello prego se e possibile che gabriella ghermandi venga nella nostra scuola a torino gozzi olivetti in via bardassano numero 5
grz aiman maknoun


MATILDE CARIGNANI 06-04-2010 06:54

è UNO SCHIFOSO LIBRO


becky 26-05-2010 08:19

secondo voi quali sono i significati che fanno da sfondo a questo libro??


Riccardo Colombo 30-05-2010 05:14

Penso che il libro abbia due significati. Il primo è senza dubbio il colonialismo italiano, una parte della storia che abbiamo rimosso come italiani. Il secondo è tuttavia più generale ed è, per me, costituito dal tema del ricordo collettivo, ossia di una narrazione storica che non è fatta dagli specialisti nè è figlia della faziosità, ma che vuole ritornare al passato tramite il racconto. Penso che tutto ciò sia attuale visto come stiamo trattando, noi italiani, anche le parti migliori della nostra storia, come il Risorgimento.


claudia 26-07-2010 02:24

avete per caso altri dettagli da darmi su questo libro?? che ne ho bisogno per la recensione?? :)


Riccardo Colombo 26-07-2010 04:05

Purtroppo non ho riferimenti specifici sull'autrice. Ghermandi ha un sito, facilmente rintracciabile, che riporta le recensioni al libro di alcuni importanti giornali. Ci sono molti punti di vista dai quali si può leggere il romanzo. Per esempio, come noi italiani abbiamo raccontato la nostra avventura coloniale. Sarebbe interessante fare un confronto con i libri di Erminia Dell'Oro. C'è poi l'ampia letteratura degli scrittori immigranti che scrivono in lingua italiana (spesso citati sull'Internazionale), nel mio sito ho riportato il libro della Scelbo Oltre Babilonia. Ma penso che il vero tema sia il ricordo collettivo della propria storia.


Kiki 28-10-2011 04:56

Il libro di Gabriella Ghermandi è molto importante appunto perché tratta di una parte della nostra storia che è stata cancellata, quella del regime coloniale in Africa durante il fascismo. L'autrice ha raccolto le voci vere di persone che hanno vissuto tale esperienza e le ha rielaborate all'interno del romanzo: di qui la coralità con cui la Storia è narrata. Tuttavia secondo me è un po' manchevole dal punto di vista stilistico. é interessante cioè dal punto di vista della memoria e l'intreccio narrativo, non c'è invece nessuna riflessione sul materiale linguistico che viene utilizzato e le varie voci sembrano assomigliarsi tutte.


Paolo lughini 09-10-2012 02:37

Ho letto il libro e l'ho trovato mortalmente noioso. Argomento interessante ma è evidente l'incapacitá della "cantora" di attrarre il lettore. Rimarco su "cantora" perché nel testo ne fa un uso quasi ossessivo, come a sottolineare la differenza tra lei e i poveri altri che non sono stati graziati dal "dono". Eccessivo buonismo - sarà perché in fondo è un'italiana che scrive - e "volemosi tutti bene". Ma "italiani brava gente" l'avrá letto? Quello si che è un esempio di letteratura critica sui danni provocati dalle colonizzazioni. Non certo le favolette piatte della ghermandi.


Germana Delli 16-10-2012 13:07

Concordo con quanto scritto da Lughini. È un testo senza spessore e i protagonisti convergono tutti nell'accondiscendenza. Manca, probabilmente, il personaggio negativo che qui dovrebbe essere l'invasore. È, invece, descritto a volte come bello, biondo e occhi azzurri: ma dove erano italiani così negli anni '30 costretti a andare in guerra, o buoni informatori perché non si sentivano veri italiani perché "meridionali"!
....de gustibus...


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