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de Céspedes Alba

Siamo poco prima della guerra civile in Spagna (1936 - 1939); un gruppo di ragazze si ritrova in un collegio di suore a Roma. Si crea un' intima ed intensa amicizia tra giovani donne, pur provenienti da ceti sociali differenti e da diverse esperienze personali. E' come se la struttura sociale esterna fosse momentaneamente sospesa e tutte potessero vivere con una libertà ed una sincerità impensabili se fossero in società. "Seguitavano a confidarsi: da principio sembrava avessero un po' di pudore delle loro aspirazioni, poi, a poco a poco, mettevano la carne al vivo, perfino s'avvicinavano, si toccavano per meglio comunicare, finché Silvia osservò: ---però è bello stare a discutere così tra noi, tutte donne: se ci fosse un uomo, non avremmo osato parlare (...). Noi donne siamo sincere soltanto tra donne. C'è una solidarietà singolare tra noi." E' un mondo femminile, consapevole della sua condizione eccezionale e comunque in attesa del dopo, quando si lascerà il collegio. "Qui ci siamo scelte tra tante, si direbbe, per autentica affinità. Ma è soltanto la familiarità continuata di ogni giorno che ci lega; appena questa cade si scava fra noi un'incolmabile distanza". Eppure qualcosa resterà. "Chi può dimenticare di essere stata padrona di sé stessa ? (...) Quelle che sono rimaste, che sono passate dalle mani della madre alle mani del marito, non ci perdonano di aver visto cose nuove, nuove facce, di aver avuto la chiave della nostra stanza, uscire entrare all'ora che si vuole. E gli uomini non ci perdonano di saperne quanto loro". A scalfire uno stato così ricco di umanità reciproca (come direbbe Confucio) è l'arrivo di Emanuela. "Io non capisco che sta a fare qui--Silvia osservò dal letto-- non studia, hai visto ? e qui si viene per studiare". Emanuela è in collegio a Roma per stare vicino alla figlia, avuta da una relazione extra matrimoniale. La ragazza non intende rivelare alle amiche la sua particolare situazione; finge di essere come loro perché lo vorrebbe essere, senza vincoli, ancora con tutte le possibilità di vita davanti a sé. "Faccio parte del vostro gruppo. Giuramento sul tavolo comune come i moschettieri. Otto per una, una per otto. E adesso io so tutto di loro che con le altre sono così segrete e schive. E loro di me che sanno ? Tutte bugie." La perfetta sintonia fra le ragazze viene meno, quasi che una presenza estranea, quella di Emanuela, dia fuoco alle braci dormienti del destino individuale. La prima ad andarsene è Xenia: fugge dal collegio dopo la bocciatura all'esame di laurea, fa perdere notizie di sé, e va vivere a Milano, diviene una donna cinica, che usa gli uomini per il proprio tornaconto. "A lei, di tutti i piaceri questo solo pareva delizia ineffabile: godere di se stessa, della sua compagnia, della sua immagine". Poi muore Milly, gravemente malata, "Avevano ragione le compagne di chiedersi se mai era stata". E' il turno di Anna, figlia di ricchi proprietari terrieri, la quale, appena laureata, va a sposare un coetaneo del suo stesso ceto sociale, mettendo in soffitta gli studi, le amicizie e la libertà, pur di vivere sui propri possedimenti. "Io penso, continuò seria, che sia un errore voler uscire dalla propria classe sociale ed entrare a forza in un'altra". Lascia il collegio anche Vinca, una spagnola fuggita da casa per non vivere con la matrigna; va presso compatrioti ad aspettare notizie del fidanzato, andato a combattere per Franco nella guerra civile; l'amato ha invece sposato un'altra donna, lì a Cordoba, e a Vinca non resta che rimanere a Roma, a vivere modestamente dando lezioni di spagnolo. Ed ecco Silvia, brutta ma intelligente, la quale si laurea brillantemente. "E adesso, Silvia ? adesso ? Niente era mutato solo quel dott. che poteva mettere davanti al suo nome. Bisognava fare tutto da sé". Rimangono Augusta e Valentina, destinate allo zitellaggio e per questo legate da una particolare amicizia, protetta dalle mura del collegio. E sono loro, depositarie di una utopia di comunanza femminile, a cacciare Emanuela, finalmente. "Il busto piegato, il viso accanto al viso di lei, anelante, Augusta le diceva con voce soffocata e torbida: Ladra ! (...) Neppure l'altro giorno, quand'eri a letto, hai parlato. (...) Te stessa, sempre avanti a tutto. (...) Devi andartene adesso. (...) Io volevo stasera, avanti a tutte, dirti: Vattene !, poi ho pensato che non è colpa tua: ci sono esseri che nascono come te mancati, indifferenti".

Siamo dinanzi ad un grande romanzo femminile, il primo, forse, della letteratura italiana. Le protagoniste sono donne nella loro complessità: i sentimenti, i sogni erotici e le aspirazioni. Mancano totalmente gli uomini e quando compaiono (si pensi alle vicende di Xenia) sono solo funzionali al raggiungimento di obiettivi maturati dalla protagonista in solitudine, senza il contributo dell'altro sesso. Siamo negli anni'30 e possiamo immaginare l'impatto rivoluzionario del racconto, pur all'interno di uno schema narrativo apparentemente tradizionale. Le vicende delle ragazze, una volta lasciato il collegio, sono storie differenti e tutte plausibili: esse in qualche modo rispecchiano anche le diverse sfaccettature dell'animo femminile, una coesistenza di idee, emozioni e desideri che l'autrice probabilmente sentiva nella propria coscienza di giovane donna, con ancora innanzi tanti possibili destini. Nessuna delle protagoniste si realizzerà pienamente, tutte in qualche modo tradiranno la pienezza e la molteplicità della natura femminile, si rassegneranno in qualche modo ad una via, tradizionale, trasgressiva o vacua, ma sempre un' unica via, necessariamente riduttiva della complessità dell'animo umano. Ma quanti di noi, uomini o donne, abbandoniamo la ricchezza poliedrica della giovinezza ? Forse perché, come dice Silvia, "vivere gli avvenimenti è molto più facile che immaginarli".

Riguardo lo stile narrativo c'è poco da dire: perfetta la scrittura, eleganti i vocaboli, raffinata l'intera costruzione letteraria. E' uno splendido contributo alla lingua italiana, è la dimostrazione di come sia possibile scrivere ad un tempo in modo colto e semplice.

Perché leggerlo ? Grande libro della letteratura femminile.


Anno: 1938
Pagine: 458
Editore: Mondadori

Letto in italiano
Finito di leggere il 18.11.2018

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