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Apprezzamento Basso
Da non rileggere

Monsier Malaussène

Pennac Daniel

Nel quartiere di Belleville vive la tribù di Malaussène e con loro una miriade di personaggi. Belleville è una periferia di Parigi, distrutta dalle manie postmoderniste degli architetti, dalla stupidità dei politici e dall'avidità degli speculatori, ma è anche un luogo magico, una sorta di foresta di Sherwood, dove Robin Hood è Benjamin Malaussène e lo sceriffo si identifica con chi vuole espellere i vecchi inquilini per permettere la distruzione dei vecchi edifici e costruirne di nuovi per gli uffici e la ricca borghesia. " Se tu mi domandi un giorno a che cosa rassomiglia la felicità, e tu me lo domanderai, io ti risponderò: a qui" A Belleville, dove è possibile proiettare l'ultimo film della storia del cinema ( un film che poi dovrà essere distrutto) in una sala dimenticata, dove è possibile tatuare nel corpo di una persona tutte le strade di Belleville a testimonianza vivente del quartiere. A Belleville c'è anche un illusionista, che ti fa sembrare le cose che non ci sono, a Belleville " gli angeli che talvolta si annoiano, sono attirati verso di noi dal calore e dal ribollire dei sentimenti" e si personificano in una suora detective. Tanti i personaggi del romanzo e molti i fatti che si intrecciano: delitti, scomparse, amori, strane vicende, persecuzioni. Al centro come un eroe c'è Benjamin Malausséne, un punto fermo in una lanterna magica, in un caleidoscopio pieno di luci e di illusioni.

Non c'è una vera trama ed è un romanzo difficile da seguire.Devo confessare che non sono riuscito a leggerlo tutto, in quanto mi sono perso fra tanti personaggi e tante parole. Ma forse era questa la finalità dell'autore, dimostrare che non esiste una razionalità nell'esistenza ma tutto si svolge in un labile confine tra realtà e immaginazione.

Perché non leggerlo ? Sinceramente è molto confuso e prolisso.


Anno: 1995
Pagine: 645
Editore: Editions Gallimard

Letto in francese
Finito di leggere il 18.06.2010

Commenti

chiara mastrolilli de angelis 06-08-2010 06:31

Caro Riccardo... cosa dire, sono rimasta allibita nel leggere che non sei riuscito addirittura a finire uno dei libri della epopea della Famiglia Malleussene!
Proverò a spezzare una freccia in favore del libro, della "Famiglia" e dell'autore!
"Signor Maleussene" è, per la precisione, il quarto libro che racconta "la Famiglia". Se non hai letto i precedenti ("Il Paradiso degli orchi", "la fata carabina" e "la prosivendola") è facile comprendere come mai hai incontrato difficoltà nel seguire il filo del libro e nell'apprezzare quegli stessi intrecci che sono stati per te motivo di abbandono. Signor Maleussene è sicuramente il più "difficile" e lungo dei libri "della Famiglia" ma è anche il libro di svolta di alcuni dei suoi personaggi.
Inoltre, man mano che si conosce la produzione di Pennac ci si accorge che quel confine tra realtà e immaginazione che tu hai ben colto non è affatto un confine (seppur labile) è una vera e propria fusione tra le due dimensioni, dove l'immaginazione è l'ancora di salvezza ad una realtà a volte decisamente deludente.
In una Parigi tanto reale quanto sconosciuta le avventure dei protagonisti (in particolare Banjamin, "capo famiglia" per necessità e "capro espiatorio" per vocazione)dimostrano che più della volontà è la personalità di ognuno di loro a modificare gli eventi e a renderli "fantastici". Nella ferramenta di Belleville nascono, fioriscono e crescono personaggi ai quali non si può non affezionarsi e, soprattutto non si può non invidiare quella libertà intellettuale ironica, onesta e disincantata che pervade l'intera produzione malesseuniana.
Di sicuro la produzione di Pennac può risultare particolare, ma c'è qualcosa che mi dice che semplicemente "non vi siete capiti".
Vedo anche che tu hai letto il libro in francese (lingua dell'autore), cosa che io, da fan di Pennac ti invidio grandemente; mi chiedo solo se invece non sia stata proprio la lingua ad averti reso tanto odioso il povero Signor Maleussene! Chissà, forse per una volta dovremmo semplicemente congratularci con il traduttore in italiano!
Insomma, come vedi dal mio accorato commento, la mia speranza di un tuo incontro più felice con i Maleussene è dura a morire, così come la certezza della simpatia dei personaggi e della Parigi multietnica e surreale che Pennac ci descrive.
Un saluto e, scusandomi del "ritardo", ti ringrazio dello spazio che metti simpaticamente a disposizione a tutti noi ingordi lettori.
Chiara


Riccardo Colombo 06-08-2010 12:37

Quando ho detto ad amici che non ero riuscito a finire un libro di Pennac, la reazione è stata duplice: chi mi ha detto che era impossibile non ammirare Pennac, chi invece ha condiviso il mio giudizio negativo . I libri di Pennac sono, forse, come Parigi e Londra: c'è a chi piace Parigi, chi preferisce Londra. A me piace di più Londra. Condivido che probabilmente non ho scelto il libro migliore per iniziare la lettura dei romanzi di Pennac e la lettura in francese non aiuta in quanto la scrittura è molto difficile, in quanto incentrata molto sul dialogo piuttosto che sulle descrizioni, che inquadrando il contesto aiutano sempre la comprensione complessiva. Seguirò il suggerimento di provare con un altro romanzo.


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