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Da non rileggere

Matterhorn

Marlantes Karl

Il romanzo è ambientato in Vietnam e racconta le vicende drammatiche di una compagnia dell'esercito americano, costretta prima a presidiare un avamposto in mezzo alla giungla, poi ad abbandonarlo, perché considerato inutile dai comandi militari, ed infine a riconquistarlo in una sanguinosa battaglia. Matterhorn è una montagna, un limitato territorio,un micro cosmo, che permette all'autore ( un ex marine multi decorato) di narrare l'assurdità della guerra e i perversi meccanismi che la sostengono. E lo fa dal punto di vista dei soldati, tutti giovanissimi. Nella guerra un soldato non è che " la cenere di un gioco crudele ... non è altro che una raccolta di vuoti eventi che finirà come una fotografia sbiadita sopra il caminetto dei propri genitori. Anch'essi moriranno, e i parenti che non sapranno di chi era la fotografia la getteranno via". Nella guerra " la gente che si ama morirà per dare significato e vita a ciò che si è sempre pensato che fossero parole senza senso, un linguaggio di morte". Il romanzo si articola in tre parti, che possono anche essere interpretate come una sorta di percorso di vita militare di un giovane, ancora studente: dalla sua iniziazione come ufficiale al forgiarsi nella lotta epica contro il nemico sino alla disperazione esistenziale, alla perdita dell'unico legame che vale in guerra: l'amicizia. Mellas è un diciannovenne ufficiale, che, come vuole una assurda tradizione militare, viene inviato al fronte, pur inesperto. Mellas deve prendere decisioni determinanti per la sopravvivenza sua e dei soldati a lui affidati. Ci si muove in un ambiente ostile, in mezzo alla nebbia, alla giungla, ad insetti aggressivi e ad animali feroci. Il nemico è invisibile e spesso si spara senza sapere se c'è veramente e se si è colpito qualcuno. Ma il giovane ufficiale non è mai solo perché i comandanti, comodamente al sicuro bevendo e fumando, lo inseguono con la radio, chiedendogli la posizione, il numero dei nemici uccisi ( spesso inventato per farli stare tranquilli) e le ragioni per cui non opera con maggiore determinazione. " Già stanco per mancanza di sonno, Mellas adesso combatteva con la fatica fisica che veniva dall'aprirsi una strada attraverso una quasi impenetrabile boscaglia, salendo per pendii fangosi per guadagnare un costone, per cercare un sentiero, una traccia. Era bagnato sia dal sudore che dalla pioggia. Sforzo, Peso, Mosche, Tagli. Vegetazione. Egli non si curava più dov'erano e perché .... ( ancora) trecento novanta nove giorni e poi alzarsi per andarsene". Ma anche Mellas viene preso dall'ambizione, dalla voglia di fare carriera. Si offre di andare in perlustrazione con alcuni soldati. In mezzo alla fitta foresta tropicale incontrano finalmente un vietcong, che viene mortalmente ferito. E' un giovane, come lui e come i suoi compagni. Terrorizzato chiede aiuto, ma Mellas sa che il vero aiuto sarebbe quello di ucciderlo per non lasciarlo in pasto alle tigri. Non se la sente e ritorna piangendo all'avamposto. Non si rassegna che sia questa la guerra, e " nel fare così egli scopriva se stesso alla pena di vedere gettare via " i legami di quei nemici uccisi con chi li amava: madri, sorelle, amici e mogli. Il commando ha deciso che la compagnia deve abbandonare l'avamposto e raggiungere il più rapidamente possibile un'altra località, sempre in mezzo alla giungla. E i marine sono costretti ad una marcia defaticante, trascinandosi dietro feriti e persino i cadaveri di soldati morti, uno sbranato da una tigre ed un altro ucciso da una forma di malaria che esiste solo in quella particolare zona del Vietnam. Poiché non hanno raggiunto nel tempo richiesto questo nuovo avamposto, altrettanto inutile quanto il precedente, la compagnia viene messa a disposizione per interventi di emergenza nei punti più delicati del fronte. Mellas vuole protestare per una decisione così ingiusta, ma l'amico Hawke gli rammenta che bisogna essere un po' politici, non per sé stessi, in fondo si è ufficiali di leva, ma perché il comando per ripicca potrebbe non inviare gli elicotteri, che servono per rifornire le compagnie al fronte e per recuperare feriti e deceduti. L'elicottero è un'arma di ricatto ! Nella seconda parte del romanzo la compagnia, cui appartiene Mellas, viene mandata a riconquistare Matterhorn, adesso presidiata dal nemico. Non è chiaro al comando militare quanti siano i vietnamiti, ma non importa. Bisogna compiere un atto eroico, che metta in buona luce gli alti ufficiali del reggimento, favorendone la carriera. La compagnia si trova coinvolta in una battaglia terribile. E' una narrazione epica, una sorta di Iliade, con i suoi eroi e i suoi episodi guerreschi. Ciò che spinge i militari americani non è certo un ideale (perché siamo qui, si chiedono i soldati, il Vietnam ha dell'oro, del petrolio o qualche altra materia prima ?). Ciò che li porta a compiere atti incredibili di valore sono la fraternità e la rabbia: salvare i compagni, recuperare i feriti o almeno i cadaveri; lottare pensando di avere davanti a sé, come veri nemici, chi li ha portati in questa carneficina. E poi c'è il gusto di uccidere per uccidere. La tensione e la paura creano un legame tra i nemici, che sono come incatenati in una rete di violenza e di morte. Nella terza parte del racconto, Mellas è ferito nel combattimento e va, quindi, in convalescenza. Ma quando ritorna scopre che durante la tregua la compagnia è interessata dal conflitto tra bianchi e neri, che caratterizza la società americana e che era transitoriamente scomparso durante le azioni di guerra. La solidarietà e l'amicizia che si creano in combattimento sospendono soltanto le rivalità sociali e razziali. La guerra non è un momento di reale cambiamento, abitua solo alla violenza. Ed infatti l'amico Hawke viene ucciso in un attentato organizzato da un gruppo di affiliati ai fratelli neri. Niente cambia realmente, si è solo ombre, " muovendo attraverso questo paesaggio di montagne e valli, cambiando il carattere delle cose come le ombre si muovono ma lasciando niente di mutato quando esse lasciano. Solo le ombre stesse possono cambiare". La guerra innesca una trasformazione individuale,non collettiva.

E' senza dubbio un libro di guerra, nel quale l'elemento epico è prevalente. Sarebbe tuttavia limitativo ritenere questo romanzo una narrazione del conflitto del Vietnam, una sorta di poema in prosa, di moderna Iliade. Non è solo questo. E' una denuncia della guerra. Già raccontarla partendo da un luogo così limitato, Matterhorn e il suo territorio circostante, permette di calarsi nella dimensione quotidiana ma tragica dell'esperienza di singoli uomini, facendo perdere il carattere complessivo e specifico del conflitto del Vietnam. Si parla della guerra, di qualsiasi guerra. C'è poi la figura di Mellas, senza dubbio autobiografica. Il giovane rifiuta di accettare le inesorabili leggi della vita militare e della guerra. Ma non le respinge per la nostalgia della vita civile, che per lui, come per gli altri, è data per persa. Non accetta l'inutilità delle decisioni, la sofferenza gratuita inflitta ai soldati e l'uccisione di nemici, a lui sconosciuti, ma comunque esseri umani con le loro vite a casa, giovani anch'essi con un loro futuro. E' il racconto del dramma di tutte le guerre.

Il libro è molto lungo, estremamente dettagliato, talvolta scivola nel resoconto. Alla fine, si è un pò stanchi di tanti trucidamenti. Ma è forse è questo l'intento dell'autore: stomacarci della guerra.

Perché leggerlo ? E' uno splendido libro di guerra.


Anno: 2010
Pagine: 0
Editore: Atlantic Monthly Press

Letto in inglese
Finito di leggere il 23.04.2013

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