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Apprezzamento Medio-Basso
Da non rileggere

L'eroe discreto

Vargas Llosa Mario

Don Rigoberto è il direttore di una importante società di assicurazione, è appena andato in pensione ed è in procinto di fare l'agognato viaggio in Europa. E' un uomo colto, amante della letteratura: ha scelto un lavoro manageriale "per vigliaccheria", ha deciso di "non essere un creatore, solo un consumatore d'arte, un dilettante della cultura. (...) Che tristezza essere costretti a vedere avvocati e giudici, (...) invece di immergersi dalla mattina alla sera in quei volumi, in quelle incisioni, in quei disegni e, ascoltando buona musica, fantasticare, viaggiare nel tempo, vivere avventure straordinarie, emozionarsi, intristirsi, godere, piangere, esaltarsi ed eccitarsi". Felicito Yanaqué è il titolare di una avviata azienda di trasporti: uomo concreto, imprenditore di successo, si è fatto da sé, con la sua determinazione e lavorando sodo, anche lui ha bisogno di sognare; lo ha fatto trovandosi una amante, una giovane donna, una mantenuta è vero, ma della quale si è comunque innamorato, senza molte illusioni. Due esistenze come tante, quando le certezze vengono sconvolte e tutto sembra sprofondare nel caos. Il proprietario della società di assicurazione, un vedovo ottantenne, decide di sposarsi con la sua domestica, giovane e bella; è uno scandalo che don Rigoberto è costretto a fronteggiare da solo perché i "novelli sposi" hanno intrapreso un lungo viaggio in Europa. Felicito riceve lettere di minacce e richieste di soldi. L'uomo, un vero "eroe discreto", rifiuta di sottostare, anche se spaventato e tutti lo consigliano di cedere e pagare il pizzo. Ha sempre in mente le parole pronunciate dal padre prima di morire: "non permettere mai a nessuno di metterti i piedi in testa, figliolo. Questo consiglio è l'unica eredità che posso lasciarti". Le due storie si sviluppano in parallelo, con un ritmo narrativo che vorrebbe essere quello del thriller, ma non lo è; la figura di don Rigoberto è l'occasione per lunghe divagazioni sull'arte e sull'essere umano, tutto ciò appesantisce la narrazione e mette in secondo piano la vicenda di Felicito, la cui caparbia forza morale non riesce ad emergere come dovrebbe. Le due storie si concludono, intrecciandosi, con una serie di colpi di scena: sorprese che non vanno svelate per non far perdere al lettore il gusto del racconto; basterà dire che non si parla di criminalità ma di banali e squallide vicende familiari. Come dice don Rigoberto, dietro il quale si nasconde l'autore, "in questo paese non si può costruire uno spazio di civiltà anche minuscolo, la barbarie finisce per distruggere tutto". Non esistono spazi salvifici, ossia "l'idea che la civiltà (...) sopravvivesse in minuscole cittadelle, edificate nel tempo e nello spazio, che resistevano all'attacco permanente di quella forza istintiva, violenta, ottusa, brutta, distruttiva e bestiale che dominava il mondo".

Le differenze tra i due protagonisti sono il perno dell'intero racconto: da un lato don Rigoberto si rifugia nell'estetismo e nell'individualismo, dall'altro Felicito, sempliciotto sino al ridicolo, lotta per la sua dignità e prende in mano il proprio destino. Per chi stiamo ? Ad un certo punto il figlio di don Rigoberto osserva come il padre parli sempre dell'Europa e gli chiede se ci sia qualcosa che gli piaccia del Perù. La risposta è sconcertante: "tre cose, Fonchito, disse, fingendo di parlare con la pompa di un grande illuminato, i dipinti di Fernando de Szyaszlo, La poesia in francese di César Moro. E i gamberi del fiume Majes, naturalmente." Quante volte abbiamo sentito dire le stesse cose da un rappresentante della nostra classe dirigente, esterofila, disfattista e provinciale ? Non è che la speranza venga proprio dai tanti "eroi discreti" e non da vanesi intellettuali ? Il libro di Vargas Llosa parla, sotto traccia e con fine ironia, dell'inadeguatezza di una classe dirigente.

Non è certo il migliore romanzo di Vargas Llosa. La scrittura, la descrizione dei personaggi e degli ambienti, la costruzione della trama ci ricordano il grande autore; ma la narrazione è fiacca e senza mordente, come se la mano fosse stanca e non aspettasse altro che librarsi in fantasie senili.

Perché leggerlo ? E' piacevole ma non aspettatevi il grande Vargas Llosa.


Anno: 2013
Pagine: 375
Editore: Einaudi

Letto in italiano
Finito di leggere il 12.09.2017

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