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Da rileggere

La morte a Venezia

Mann Thomas

Il protagonista è un noto letterato. " Non aveva mai conosciuto l'ozio, mai la spensierata negligenza della gioventù". Aveva condotto " una vita di auto superamento e di ciononostante, una vita aspra, tenace e temperata, che egli aveva plasmato a simbolo di un eroismo delicato e commisurato ai tempi". Eppure nel suo intimo c'era sempre stata una inquietudine, " uno strano dilatarsi dell'anima", indirizzato da una ferrea e quotidiana disciplina verso la perfezione ideale nell'arte e la rappresentazione di elevati valori morali. Ormai sulla sessantina, all'apice della sua fama, durante una passeggiata per le strade cittadine si imbatte in un forestiero, che lo impressiona per i tratti zingareschi ed esotici, tali da suscitargli " una sete giovanile di terre lontane, un sentimento così intenso, così nuovo o almeno da tanto tempo accantonato e disimparato... interrogò il suo cuore grave e stanco per scoprire se al pigro viaggiatore fosse ancora riservato un nuovo entusiasmo, un nuovo turbamento, una tardiva avventura della sensibilità". Non è quindi solo voglia di viaggiare ma sogno onirico di " tutte le meraviglie e gli orrori del multiforme globo terrestre". Con questo " enigmatico desiderio" la sua meta non poteva che essere Venezia, " la bellezza lusingatrice, la città, metà fiaba, metà trappola per i forestieri, fra i cui miasmi l'arte fiorì un tempo in voluttuoso rigoglio, e che ispirò ai musicisti note cullanti e carezzevolmente languorose". Prende alloggio in un elegante hotel, frequentato dalla ricca e variegata borghesia dell'Europa dei primi anni del '900. Trascorre le giornate a contemplare il mare, a visitare " nelle notti tiepide" piazza San Marco e le calle della meravigliosa città. " Il ritmo piacevolmente costante di quell'esistenza lo aveva già avvinto nel suo incantesimo, la morbida e lussuosa dolcezza di quello stile di vita lo aveva in breve tempo sedotto". Quando, mentre si smarriva nelle " vaste lontananze del mare", " la linea orizzontale che segnava il confine della terra fu intersecata all'improvviso da una figura umana ... egli vide il bel fanciullo passargli davanti sulla sabbia" e da quel momento " mente e cuore erano ebbri, il demone che si diletta a calpestare la ragione e la dignità dell'uomo guidava i suoi passi". Lui, uomo ormai anziano, acclamato letterato per il suo classicismo, per le rigide regole della sua arte, si infatua, sino ad innamorarsene, dello splendido ragazzo e " la sua anima assaporò la lussuria e la frenesia del disfacimento". D'altre parte, " quale valore poteva ancora attribuire ad arte e virtù, di fronte ai vantaggi del caos ?" L'innamoramento si accompagna ad un consumarsi di energie in un corpo già debole, ad " un' angoscia sempre più violenta", ad un " senso di mancanza di ogni via d'uscita e di ogni speranza": va verso una voluttuosa morte. Dinanzi alla distesa del mare e al fanciullo amato che guarda l'orizzonte, " figura assolutamente isolata e irrelata", il protagonista si lascia morire, come assorto in un sonno profondo, " librandosi in un'immensità colma di promesse".

Il racconto, chiaramente autobiografico, può essere interpretato in tre modi diversi. La prima chiave di lettura è quella più semplice. Un signore anziano scopre, alla fine della sua vita, il proprio orientamento omosessuale, sempre represso per adeguarsi alle bigotte regole borghesi. Lo scrittore vorrebbe dare a questa rivelazione il senso di un disfacimento morale, ma in realtà il protagonista si lascia trascinare ben volentieri dalla passione, anche vedendola come una liberazione. " Gioia, sorpresa, ammirazione vi si poterono dipingere apertamente quando il suo sguardo incontrò ... la cara immagine". Ed egli fu travolto dal desiderio" di baciare le dolci labbra della sua ombra, civettuolo, curioso e lievemente straziato, sedotto e seducente". E' un vero e proprio desiderio erotico e sessuale. La seconda chiave di lettura vede, invece, il racconto come una costruzione spirituale, una sorta di riflessione sul percorso artistico dell'autore. Non sapremo mai se Thomas Mann fosse omosessuale, ma è evidente che la dicotomia " riflessione e irrequietudine", " ordine ed eros" costituì la corrente sotterranea che vivificò una produzione letteraria, apparentemente inserita nell'alveo del tipico romanzo borghese. In questo senso il fanciullo impersona questa contraddizione, tra bellezza classica e disordine decadente: fallimento di quella missione civilizzatrice ( e siamo infatti poco prima della prima guerra mondiale), che lo scrittore affidava alla Germania. Ma siamo anche in una fase in cui il romanzo borghese si apriva a nuove avventure, alla ricerca di forme innovative, in grado di narrare la coscienza europea, ormai in crisi. " Il viso, pallido e graziosamente impenetrabile, circondato da capelli inanellati color del miele, con il naso che scendeva diritto, la bocca incantevole, l'espressione di dolce e divina serietà ricordava le sculture greche del periodo aureo", ma " ci si era ben guardati dal toccare con le forbici i suoi bei capelli che si arricciavano sulla fronte, sopra le orecchie e ancor più folti sulla nuca". Ed infine l'ultima linea interpretativa, senza dubbio la più complessa, è quella onirica, costituita dai sogni e dalle immagini. Qui lo scrittore si lascia andare a visioni fantastiche, che trovano nella descrizione di Venezia la loro trasposizione nella realtà. E che sia Venezia la sintesi delle tre linee interpretative ? Voluttuoso disfacimento, forme classiche e libere ad un tempo, meraviglie sognanti sono i tratti che fanno della città il riflesso dell'anima in disordine del poeta. Venezia non è solo contesto di sfondo, ma protagonista dominante del racconto.

Perché leggerlo ? E' bellissimo, soprattutto per la sua scrittura, ammagliatrice, barocca, multiforme, ma coerente con le finalità del racconto e con la complessiva trama narrativa. Un vero capolavoro !


Anno: 1912
Pagine: 105
Editore: L'Unità/Einaudi

Letto in italiano
Finito di leggere il 01.06.2013

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