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Apprezzamento Basso
Da non rileggere

La briscola in cinque

Malvaldi Marco

Massimo gestisce un bar in un immaginario paese della costa vicino a Livorno. Come tanti locali di provincia il bar è frequentato da un gruppo di vecchietti che passano il tempo a giocare a briscola e a parlare ( o sparlare) dei fatti del mondo e di quelli del piccolo villaggio. Quando un avvenimento straordinario viene a movimentare il tram - tram quotidiano: in un cassonetto dell'immondizia viene ritrovato il cadavere di una ragazza. E' inutile dire che Massimo si improvvisa detective, commettendo anche alcuni errori, ma alla fine contribuendo in modo determinante alla scoperta dell'assassino. Per non essere accusato di svelare il colpevole e come ci si arriva, non dirò nulla sulla trama limitandomi a osservare come sia banale e scontata. All'inizio l'attenzione di Massimo per alcuni indizi apparentemente insignificanti invoglia la lettura, ma poi il desiderio dello scrittore di dare un finale a sorpresa rovina la costruzione graduale delle prove, dei moventi e della stessa struttura logica del noir. L'ambientazione potrebbe schiudere intriganti prospettive se, per esempio, i vecchietti avessero un ruolo significativo nella storia poliziesca o , invece, lo scrittore fosse capace di raffigurare il clima del bar. Niente di tutto questo ! Se si esclude l'uso del vernacolo livornese, il bar e i suoi avventori restano sullo sfondo, piatti, insipidi e superficiali.

L'unico pregio del romanzo è la scrittura, semplice, facile e chiara. Il lettore corre piacevolmente lungo le pagine senza essere costretto ad un particolare sforzo di concentrazione, ma nello stesso tempo non cadendo nella noia.

Perché non leggerlo ? E' il classico romanzo da viaggio, ma non lascia nulla.


Anno: 2007
Pagine: 139
Editore: L'Espresso

Letto in italiano
Finito di leggere il 05.03.2012

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