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Apprezzamento Basso
Da non rileggere

La Cotogna di Istanbul

Rumiz Paolo

La cotogna é " l'unico frutto che con il tempo è capace di rendere più forte l'odore anziché farlo illanguidire. E' brutta, tutta piena di bitorzoli, ma con il tempo diventa più rotonda, più morbida, più bella e femminile". Il racconto è la narrazione di un amore tenace, per una terra e per una donna. La terra è la Bosnia, " la terra dei lunghi amori e dei lunghi rancori". La donna è Masa, " viso da tartara, occhi come grani di uva nera". Il destino vuole che il fidanzato della donna venga arrestato pochi giorni prima del matrimonio. Masa, " chioma fluente color rame scuro, testa dura come una partizanka e volitiva come una bosgnacca", aspetta il suo uomo per dieci anni ( in realtà nel frattempo si sposa e ha ben due figlie, ma è una parentesi di nessuna importanza nel racconto e di cui non si capisce il senso). Quando l'uomo ritorna, dopo pochi giorni viene ucciso da una granata ed allora " per Masa la bella... finì un amore durato dieci anni d'attesa, non so se rendo l'idea, e dieci giorni di libera uscita". E' a questo punto della storia che si inserisce Max, ingegnere austriaco, che si innamora di Masa e con lei della Bosnia e di Serajevo, perché " da nessuna parte puoi capire meglio il destino d'Europa... dove era morta l'ultima illusione ( della grande fratellanza universale) verso le case attorno all'aeroporto crivellate dai segni di Armageddon". Ma anche il grande amore di Max per Masa viene distrutto, questa volta dal tumore che porterà la donna alla morte. Alla notizia della perdita di Masa. Max si convince che " soltanto una cosa avrebbe potuto fermare quel destino maledetto: era il frutto che doveva prendere, e forse non aveva preso in tempo, la misteriosa zuta dunja, la gialla meraviglia della città imperiale. E invece Masa, la bella di Bosnia, dagli occhi come grani di uva nera, era morta aman aman senza aver quella cotogna aspettata da Istanbul". Ed allora Max si mette in viaggio a piedi alla ricerca della cotogna. A questo punto la storia diviene così confusa che possiamo dire soltanto che Max muore misteriosamente in un hotel di Istanbul.

Capita spesso che uno scrittore molto bravo in un genere letterario voglia misurarsi con ambiti, strutture narrative e scritture che non li
sono congeniali, con il risultato di fallire. Si pensi a Ken Follett che con " la cruna dell'ago" aveva scritto un bellissimo thriller per poi
dedicarsi a grandi romanzi storici, con i quali si è capito chiaramente che non era Tolstoj né Victor Hugo. Questo è il caso di Rumiz, ottimo
giornalista, che ha voluto narrare una storia, già confusa di per sé, nella forma di una lunga ballata. Ne è venuta fuori una prolissa,
frammentaria, noiosa, irritante canzone d'autore. Affidarsi alle suggestioni e agli effetti evocativi può andar bene per una canzone, composta da alcune strofe, ma sopportare tutto ciò per circa duecento pagine è veramente eccessivo.
La verità é che non tutti sanno creare un poema !

Perché non leggerlo ? E' irritante, superficiale e noioso.


Anno: 2010
Pagine: 177
Editore: Feltrinelli

Letto in italiano
Finito di leggere il 08.03.2012

Commenti

Rossella Schipani 11-11-2012 12:54

Non sono d'accordo. Chi ha conosciuto e amato queste terre apprezza le poetiche evocazioni di Rumiz, comprese le divagazioni sulla sua infanzia in Austria e sulla morte di suo nonno. Scrive di eventi moderni e atroci, con uno stile quasi naif e nostalgico, descrivendo i Balcani senza mai scadere nella banalità. Rossella Schipani


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