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Apprezzamento Basso
Da non rileggere

Il piccolo principe

Saint Exupéry de Antoine

Il Piccolo Principe è, forse, uno dei libri più famosi e letti nel mondo. Il racconto prende l'avvio da un episodio dell'infanzia del narratore, un pilota come Saint Exupéry. All'età di sei anni aveva disegnato un " boa che aveva digerito un elefante" con la forma apparente di un cappello, per chi, come gli adulti, non hanno immaginazione. Infatti, essi " mi risposero di lasciare da parte i boa, sia di fuori che di dentro, e di applicarmi invece alla geografia, alla storia, all'aritmetica e alla grammatica". Da allora il narratore trascorse " la vita solo, senza nessuno cui poter parlare" fino a quando, caduto con l'aereo nel deserto ( un vero episodio della vita di Saint - Exupéry) non incontra un " ometto" ( il piccolo principe), arrivato dallo spazio. Il piccolo principe viveva in un piccolissimo mondo, talmente piccolo che " bastava spostare la tua sedia di qualche passo e guardavi il crepuscolo tutte le volte che lo volevi" In questo pianeta il piccolo principe aveva cura di un fiore, il solo del suo mondo," ma era troppo giovane per saperlo amare". E, come succede spesso a chi non si rallegra di ciò che gli è vicino, si mette in viaggio alla ricerca di qualche cos'altro. Nel suo peregrinare incontra sei mondi piccolissimi, sempre con un unico abitante: un re che " esigeva da ciascuno quello che ciascuno poteva dare"; un vanitoso, che voleva essere ammirato come l'uomo più bello del pianeta, anche se ne era il solo abitante; un ubriacone, che beveva per dimenticare di aver vergogna di bere, un uomo d'affari, che contava continuamente; un tizio che accendeva e spegneva continuamente un lampione, perché il suo pianeta girava talmente in fretta che si passava in un istante dal giorno alla notte; ed infine un un geografo che non aveva mai esplorato i fiumi, i monti e i mari che disegnava sulla cartina geografica. Infine arriva sulla Terra e anche qui il piccolo principe compie alcune scoperte interessanti, come una volpe, che gli ricorda che " l'essenziale é invisibile agli occhi" e, quindi, il suo fiore è unico non perché non ci siano altri fiori ( ed infatti il piccolo principe aveva già incontrato un prato di fiori), ma perché si è preso cura di quel fiore: " gli uomini hanno dimenticato questa verità. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato", ossia ciò a cui ti sei legato con un atto di cura. " Che si tratti di una casa, delle stelle o del deserto, quello che fa la loro bellezza è invisibile "ed è la fedeltà a qualche cosa, ad una idea, a qualcuno.Ed infatti Il piccolo principe abbandona la terra perché deve tornare a curare il suo piccolo fiore. Dopo che è andato via, il narratore ( Saint Exupéry) si accorge di aver dimenticato di aggiungere la correggia di cuoio alla museruola della pecora disegnata per il piccolo principe. Ma allora la pecora potrà mangiare anche il fiore !! " Guardate il cielo e domandatevi: la pecora ha mangiato o non ha mangiato il fiore ? E vedrete che tutto cambia... " Ci si deve porre domande imprevedibili che sono irrazionali ma vogliono sondare i misteri dell'universo e dell'animo umano: solo la ricerca dell'impossibile può evitare che la vita cada nella prosaicità dell'esistenza.

Il racconto è autobiografico e parla di una vita eccezionale e incompresa. L'espediente della favola permette, senza in vincoli della verosimiglianza, di affermare la necessità di avere un sogno, che nel caso di Saint Exupéry sono il volo, l'esplorazione e l'avventura. Al di là della dolcezza della narrazione e della soave leggerezza con la quale sono affrontati diversi temi esistenziali ( il fascino della natura e del mistero, l'amicizia e la fedeltà, i difetti dell'uomo e la grandezza dell'universo, l'immaginazione e la razionalità economica), in realtà emerge una enorme presunzione: l'idea di essere unici nell'universo, ossia che la ricerca dei propri sogni non deve avere limiti e, quando mi accorgo che non li posso più raggiungere, è meglio la morte. La carrellata dei piccoli mondi é l'occasione per fare dell'ironia su figure detestate dall'autore, ma rispecchia anche una visione individualistica, in quanto solo quando siamo soli la nostra personalità si può pienamente esprimere. Nello stesso modo l'ambientazione nel deserto racchiude il desiderio di una solitudine, nella quale l'autore sembra compiacersi: é più facile parlare con un bambino ( " l'ometto") che con adulti che non ci capiscono. Il piccolo principe, pur nella sua soavità e delicatezza, é la metafora di un delirio di onnipotenza di un uomo, e di una umanità, che non vuole avere limiti: il canto del cigno del super eroe della cultura del novecento.

Perché non leggerlo ? Si può leggere perché è molto breve, anche se inutile. Ma mi raccomando: non farlo leggere ai bambini perché non è educativo.


Anno: 1943
Pagine: 122
Editore: Tascabili Bompiani

Letto in italiano
Finito di leggere il 06.01.2012

Commenti

silvia 06-01-2012 12:40

in disaccordo. il piccolo principe è una favola breve di estrema potenza. Sentito raccontare nelle notti di estate di quando si aveva 20 anni e non si è forse già più piccoli ma neanche troppo grandi. quindi comprato subito al rientro in città e letto in un pomeriggio e raccontato a chi ancora non lo conosce e poi regalato e quindi riletto di notte quando il resto intorno sembra perdere il suo senso. Piccole parabole che con pochi messaggi chiari e sottintesi rarefatti declinano le cose importanti della vita, quelle di cui si dovrebbe riuscire a non essere capaci di fare mai a meno neanche quando poi alla fine si diventa troppo grandi e non si riesce più a vedere il tutto nel disegno inesperto di un bambino.il primo libro che regalerei ad un figlio, avendone uno.


Riccardo Colombo 07-01-2012 06:42

Confesso che nella mia recensione mi sono lasciato influenzare in modo negativo dalla fama del racconto, per me esagerata. Non nego che il piccolo principe abbia un notevole fascino, sia per la struttura del racconto che per i personaggi e i messaggi. Quest'ultimi non li trovo tuttavia così chiari e positivi. Per esempio, l'amore del piccolo principe per il suo unico fiore, abbandonato e indifeso, esprime un sentimento di cura o il desiderio di possesso di qualche cosa di unico, mio e soltanto mio ? L'idea che gli adulti, con la loro razionalità e le loro convennzioni sociali, non capiscano i bambini, nei quali si racchiuderebbero verità profonde ( quali ?), non nasconde un atteggiamento di rifiuto della realtà, di ricerca di appagamento del proprio io, senza vincoli ? Insomma, a me sembra una favola per adulti e la manifestazione di una grande presunzione.


Silvia 08-01-2012 08:30

Se una storia piace a tanti potrebbe essere semplicemente bella e potrebbe essere come minimo pericoloso tentare di tentare di scovare significati Sun troppo razionali. Cosi' la rosa e' l'idea dell'amore tratteggiata con pochi e significativi tratti: bello, unico totaliZzante, con le sue spine che possono spingere a scappare via alla ricerca di altro ma che spingono inesorabilmente al ritorno se quello, al di la' di qualsiasi utilitaristico tornaconto, e' veramente l'amore e quel fiore, per qualche motivo inspiegabile, il piu' bello, quello di cui si sente la mancanza perche' e' solo il nostro. E cosi' gli adulti che trattano i bambini in modo distaccato sono quelli che hanno definitivamente perso le innate doti di fantasia e creativita' che sempre li caratterizza e li rende puri e quindi speciali. Tutti i grandi infatti sono stati bambini una volta, solo che alcuni non se lo ricordano. Semplice e disarmante. Per piccoli e grandi.


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