Vai ai contenuti della pagina,
Indice delle recensioni >
Apprezzamento Alto
Da non rileggere

Francesca e Nunziata

Orsini Natale Maria

Francesca e Nunziata sono due donne, cui il caso ha dato un comune oggetto d'amore: la produzione della pasta. Il romanzo narra la storia di una famiglia di pastai napoletani e di come si sono evoluti da semplici artigiani a industriali. La storia inizia poco prima della spedizione dei Mille e della caduta dei Borboni. Il nonno di Francesca produce la migliore pasta di Napoli e nel lavoro coinvolge la numerosa prole. E' questa la parte più suggestiva del racconto anche per l'uso del napoletano nei dialoghi. Bellissime sono le scene delle fusillare al lavoro e della loro accoglienza della macchina che avrebbe sostituito il loro lavoro: " Figliulé, figliulé preparateve ' a mappatella, preparateve ' a mappatella ! Le fusillare, sdegnose, ostentatamente finsero di ignorare il complesso articolarsi dell'ingombro, ma le donne di casa si fermarono con lietezza accanto a esso e le bambine gli fecero festa " E il nonno cantava " Oro e diamante tene il Sultano ma io tengo ' e trezze toie dint'a sti mane". Era quello il tempo quando " il grande schieramento della sua famiglia, abituato al sacrificio, operoso e animato, aveva sempre attinto da ogni piccola cosa serena felicità, ma fu quello il tempo della gioia più piena". La vicenda riprende poi molto più avanti con Francesca, ormai grande imprenditrice, donna ricca e potente. Come ringraziamento per la guarigione di una delle sue figlie, Francesca adotta Nunziata, una povera orfanella. Nunziata è l'unica della numerosa prole di Francesca a lavorare nel pastificio, acquisendo quindi fin da bambina l'arte di fare la pasta. " Non è cresciuta molto, pensava Francesca, è rimasta piccerella, ma tiene una salute di ferro, e poi è una lavoratrice, è come me". Ma Nunziata è una ragazza vivace e sensuale: messa incinta dal fratello acquisito, il bello e colto Federico. Francesca decide di darla in sposa, per coprire lo scandalo, e nel momento di salutarla le chiede che cosa vuole in dono: " ' nu ruotolo d'oro, una parure di diamanti... E Nunziata si era fatta coraggio e aveva alzato gli occhi nel risponderle. Per un attimo gli sguardi si erano incontrati: " voglio due 'ingegni per fare i maccheroni". Nella terza parte del romanzo, Nunziata è diventata una imprenditrice di successo mentre Francesca ha subìto una serie di disavventure finanziarie, che l'hanno portata alla rovina. " I giorni di Nunziata nelle loro scansioni di sole e di ansie, dolori e canzoni, ebbero un contrassegno preciso di laboriosità indefessa, di sacrificio senza negligenze, proprio come quelli di Francesca. Ma nello svolgersi furono più allegri e fortunati e nel lento dipanarsi più soddisfatti. Le rallegrò l'esistenza e l'aiutò a vivere: il tressette". Nunziata è una donna indipendente, non convenzionale, sorretta da un atavico desiderio di vivere, anche delle piccole cose. I suoi amanti, il legame profondo con la famiglia di Federico, ormai in miseria, la pongono in profondo contrasto con i figli. Il declino personale di Nunziata, osteggiata e isolata, è emblematico della fine di una civiltà: Napoli scompare sommersa da una " iattura, che avrebbe seccato la linfa di lavoro di un artigianato orgoglioso e capace e cancellato l'importanza vitale di esperienze e qualifiche".

Il libro è un grande affresco, che può essere letto da tanti punti di vista: il canto di un vigore meridionale che spesso si dimentica, la storia di Napoli e delle occasioni perse, l'evoluzione di un industria dal lavoro manuale a quello meccanizzato, il ruolo delle famiglie e delle donne. Una storia così complessa si regge non tanto sui personaggi e sulla trama, quanto su uno stile lussureggiante e fascinoso, pur restando sempre ben saldo sul racconto. Oltre alla prima parte, quella più verace ed esilarante, ci sono alcune pagine bellissime, come la descrizione del pranzo offerto da Francesca. " Rossi e gialli, disposti in quiete file, appassiti dolcemente dal fuoco, smorzati nella tonalità dei colori, i peperoni ripieni trattenevano nelle nervature svigorite, nelle grinze degli afflosci, lucide untuosità e si allentavano disfatti e quasi sensuali, con le spaccature che lasciavano intravedere il segreto del ripieno e gli occhi delle olive nere". E poi il tocco finale. " I due uomini di fede andarono a mangiarli nel nascosto della pineta... e così nel buio, solo gli occhi di pietra di un Ercole maligno, senza naso e senza mani, seppero la carnalità del pasto".

Perché leggerlo ? E' un canto a Napoli, all'industria, alle donne e alla lingua italiana


Anno: 1995
Pagine: 374
Editore: Avagliano

Letto in italiano
Finito di leggere il 02.10.2010

Commenti

Regina Puppo 30-07-2012 18:47

Molto interessante la descrizione dei personaggi e l'amore e passione con cui lavorano nel pastificio.
Durante la lettura del libro si può quasi immaginare il profumo della pasta, il movimento permanente delle persone nella sua elaborazione e dopo il godimento di portarla alle famiglie dei dintorni. Ben descritta pure la storia vissuta lungo l'arco di cent'anni.
La fine dell'argomento lascia un sapore amaro nel riconoscere la serie di errori umani commessi privilegiando l'economia e il fiorire della ditta sui valori tali come l'amore, la fedeltà ai sentimenti veri.


Carmela 01-05-2016 13:46

bellissimo


Commenta