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Da non rileggere

A cena col commendatore

Soldati Mario

L'autore immagina che un impresario di opera lirica, ormai in pensione, decida di mettersi a scrivere affinché si sappia chi fosse realmente: " curioso degli altrui travagli ... marmoreo commendatore di un'epoca ormai trascorsa". Prima della sua dipartita, il commendatore sarebbe riuscito a comporre tre racconti, che riporterebbero episodi reali della sua vita. Nella " Giacca Verde", l'impresario ha scritturato un brillante direttore d'orchestra per l'Otello di Verdi. " un uomo di genio ( ma) così vano che si occupa costantemente dell'impressione, anzi dell'effetto che egli produce su chiunque lo accosti". Durante le prove, tutto é proceduto bene sino all'attacco dei timpani, quando, improvvisamente, il direttore ha chiesto di sospendere l'esecuzione, portando a giustificazione un improvviso malore. L'impresario é riuscito, tuttavia, a farsi confessare le vere ragioni dell'interruzione ed anche della decisione del musicista di rompere il contratto. Durante la seconda guerra mondiale, il direttore, giovane e non ancora famoso, si era rifugiato in un paese di montagna dell'Italia Centrale, dove aveva fatto amicizia con il suonatore di timpani presente nell'orchestra: " un ometto di mezz'età, modesto, tranquillo, dallo sguardo spento" , il quale, però, si era fatto conoscere come un noto maestro di musica, ricevendo la stima e l'ammirazione della gente del luogo. Ebbene, il giovane direttore, ben più valente e affermato del povero orchestrale, non aveva svelato la sua vera identità, ma si era presentato come un umile impiegato di banca, Ma perché dissimulare ? " Spensieratamente, per curiosità, per vizio, avevo disceso il vago sentiero della burla .... e vedendo quel piccolo uomo grassottello, dalla buffa giacca verde e dal passo balzellante, venirmi incontro nel refettorio, io avevo soprattutto guardato la giacca e non l'uomo". Ma non era solo la superficialità a portarlo al futile inganno, c'era anche " un sottilissimo ed esasperato piacere, quello di non essere più io ", ma in tal modo aveva tradito l'amicizia, il legame sincero tra due uomini che si erano trovati insieme in un momento difficile della propria vita. E adesso il direttore, importante ma vanesio, preferisce fuggire piuttosto che affrontare il povero orchestrale, che resta, invece, saldo nel suo ruolo e nella sua dignità, modesto lavoratore della musica. Nel secondo racconto, " Il padre degli orfani", l'impresario fa visita ad un collega, che aveva lasciato improvvisamente l'attività, per gestire un orfanotrofio. Quando gli chiede i motivi di una decisione così drastica, il collega gli racconta una storia commovente: aveva incontrato in treno un bambino malato, ne era rimasto impressionato, ma, per pigrizia o per i troppi impegni di lavoro, aveva indugiato a prestare aiuto e, quando si era deciso a farlo, aveva scoperto che il bambino era morto, in quanto la famiglia non era stato in grado di comprare i farmaci necessari. Un bellissimo racconto, se non fosse che l'impresario casualmente scopre la vera storia: il collega aveva un legame omosessuale con un giovane, che aveva avuto un bambino da una ballerina. Pur richiesto di dare un aiuto, il collega si era rifiutato e aveva, tra l'altro, allontanato da sè il giovane per timore che la sua irreprensibile vita borghese fosse sconvolta dallo scandalo. " Si era pentito di tanti peccati, non del solo mortale che aveva commesso. Aveva fatto mille sacrifici, non quell'uno senza il quale tutti gli altri non avevano valore: il sacrificio, all'amore, della propria vanità". L'impresario vorrebbe costringerlo a riconoscere la sua abbiezione, ma poi lo vince la ripugnanza di una scena isterica, la fatica di togliere ad un uomo la propria maschera. Nel terzo racconto, " La finestra", l'impresario va a far visita ad una vecchia amica inglese, di cui è da sempre innamorato. Spera di poter vivere insieme gli anni della vecchiaia, ma poi scopre che la donna ha sempre amato un filibustiere, un poco di buono, che l'ha abbandonata da molti anni. L'impresario riesce a dimostrare il vero carattere di questo bellimbusto, ma è inutile. Anche dinanzi alle prove più evidenti, la donna conferma il proprio amore. Per l'impresario è lo svelamento di un mito, di un sogno di tutta la vita: " se pensavo a Twinkle come l'avevo lasciata vent'anni addietro e poi sempre ricordata, schietta, arguta e di gusti così semplicemente nobili .... non credevo, guardandomi intorno, ai miei occhi. Eppure, la sua lunga solitudine, popolata dalle fantasie e dal rimorso, mi spiegava anche questa corruzione".

Con il suo stile semplice, elegante ed arguto, Soldati affronta i temi della complessità dell'animo umano, riconducendola a tutto ciò che in noi c'è di ambiguo e di incerto. La maschera, dietro la quale ci nascondiamo, non è un artificio, ma fa parte intrinsecamente della nostra coscienza. I racconti sono compatti ed essenziali, sorretti da una abile e veloce struttura narrativa. I protagonisti e gli ambienti sono disegnati con poche ed efficaci pennellate, attente ai particolari ( le mani, il modo di vestire, l'arredamento), così da ricordare, con felice sorpresa, i romanzi dell'ottocento.

Perché leggerlo ? Sono racconti bellissimi, la scrittura è piacevole e fluida.


Anno: 1961
Pagine: 263
Editore: Mondadori

Letto in italiano
Finito di leggere il 08.10.2012

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